A proposito della mostra Venezia del Rinascimento al Museo Pushkin

Dal 9 giugno al 20 agosto del 2017 il Museo di Belle Arti “Puškin” ospiterà la mostra Venezia del Rinascimento. Tiziano, Tintoretto, Veronese. Dalle collezioni italiane e russe. Il curatore dalla parte italiana, Thomas Dalla Costa, ci ha spiegato quali sono gli aspetti più interessanti dell’opera dei tre pittori, quali dipinti meritano un’attenzione particolare e in che modo la scuola veneziana è legata alla natura, alla storia e all’economia della celeberrima città lagunare.
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Thomas Dalla Costa, curatore della mostra mostra “Venezia del Rinascimento”

Cosa le piacerebbe trasmettere con questa mostra? Quale idea sta alla sua base? E quante sono le opere esposte?

La mostra si basa su un confronto tra l’opera di Tiziano, Veronese e Tintoretto, i principali pittori del cinquecento veneziano. Va innanzitutto detto che, rispetto alla cronologia di matrice tosco-romana normalmente considerata, che termina convenzionalmente con la morte di Raffaello, il Rinascimento veneziano si estende su un periodo più lungo. Venezia nel Cinquecento era ricchissima; era una delle città più popolose d’Europa (insieme a Mosca, Parigi e Napoli — e proprio Mosca oggi ospita questa mostra), e vi si potevano incontrare tantissime culture diverse, colori, abiti diversi, lingue. E diciamo che anche i tre artisti in questione hanno colori e indossano abiti diversi, parlano lingue diverse. È proprio quest’idea a stare alla base della mostra: cercare di spiegare, di illustrare come questi tre pittori, nati e cresciuti nello stesso contesto, siano stati comunque in grado di delineare e di possedere caratteristiche assolutamente proprie e individuali. Per la mostra hanno ceduto le proprie opere 17 musei; dall’Italia provengono venti opere, cui si aggiungono un importante prestito dall’Hermitage,uno da una collezione privata moscovita, e anche un’opera dallo stesso museo Pushkin, che permettono di delineare i tratti principali dei tre maestri.

Quali sono le caratteristiche principali del contesto veneziano e del Rinascimento veneziano? Come si può descrivere il rapporto tra la realtà economica e socio-politica e l’evoluzione del linguaggio artistico?

Venezia era una città che aveva una sorta di forma di governo repubblicana: era retta da oligarchi e la società era formata da diversi strati sociali, come i cittadini di origine veneziana, i patrizi, i nobili.E poi c’era una fascia crescente della popolazione che nel Cinquecento era particolarmente ricca e potente, come i mercanti. C’erano naturalmente altri strati sociali, meno abbienti, per i quali era difficile immaginare una committenza di un certo livello. Eppure, per esempio, Tintoretto lavorò moltissimo per tutte le chiese e “Scole”, che erano sostanzialmente centri di devozione laici gravitanti, naturalmente, attorno alla vita cristiana dell’epoca. Per essi Tintoretto esegue moltissime delle sue opere, per esempio l’enorme Ultima Cena — misura più di 5 metri! — che tuttora si trova nella chiesa di San Marcuola.Questa tela dimostra come l’artista si rivolgesse, con il suo linguaggio, soprattutto alla classe politica ma anche agli strati sociali meno abbienti, ai cittadini veneziani, agli abitanti di Venezia.

Tiziano erail più anziano dei tre, era nato ancora nel Quattrocento, ed è da considerarsi il capofila, quello che prima di tutti era stato il pittore ufficiale della politica veneziana, ma che per esempio dipingeva anche pale d’altare (ne potremo vedere qui alla mostra). Sicuramente non dipingeva a basso prezzo o per confraternite laiche, come faceva invece Tintoretto: al contrario, già a metà del Cinquecento Tiziano è l’artista che si occupa delle opere per la grande politica nazionale: per gli imperatori, i signori di Mantova, i principi, i duchi di Ferrara che sono probabilmente i committenti della Salomé.

Già a metà del Cinquecento Tiziano è l’artista che si occupa delle opere per la grande politica nazionale: per imperatori, signori di Mantova, principi, duchi di Ferrara (che sono probabilmente i committenti della Salomé).

Quindi, diciamo che sono tre artisti con carriere decisamente diverse. E il fatto che a Venezia non esistesse una corte, ma si trattasse di un centro multipolare, ovviamente ha portato allo sviluppo di diverse esigenze di vari tipi di committenza, e di conseguenza tutti gli artisti potevano tranquillamente convivere in una realtà così sfaccettata, prolifica e ricca. Ricca in tutti i sensi, ricca di spunti ma anche di denari, che anche allora muovevano l’economia. E quindi vorremmo dimostrare, con questa mostra, che abbiamo a che fare con tre artisti in grado di convivere, pur osservandosi e studiandosi continuamente.

Probabilmente qualche volta si sono trovati anche a competere, ma in una competizione che è stata assolutamente positiva, e non una rivalità acerrima, come a volte certa storiografia vorrebbe suggerire.

E dal punto di vista estetico, quali sono le caratteristiche principali del Rinascimento veneziano e quali sono le differenze tra i tre pittori?

Le caratteristiche principali dell’arte veneziana si possono sintetizzare nella famosa querelle diffusa già da Giorgio Vasari, il quale sosteneva che i fiorentini erano grandiosi, perché sapevano disegnare, e invece i veneziani non erano così grandi nel disegno, ma erano per contro molto bravi con il colore. Sicuramente questaè una delle caratteristiche che accomuna i tre maestri: ancora oggi si dice “il rosso Tiziano” o “il verde Veronese”. Per Tintoretto è un po’ diverso, non esiste, poniamo, “il marrone tintoretto”, perché molto spesso era meno brillante nei colori. Ma la sua pittura ha invece un dinamismo, una forza che lo rende anche particolarmente adatto a rappresentare alle volte soggetti religiosi, carichi di drammaticità. Era un ottimo ritrattista, così come Tiziano, che però si distingueva per una maggiore monumentalità delle figure e una incredibile abilità nel trasmettere espressioni, l’espressività, e soprattutto nella bravura a fissare su tela anche sentimenti come il pathos – una drammaticità diversa rispetto a quella di Tintoretto. Veronese invece era un pittore più delicato, soave, sublime in certi aspetti, tecnicamente forse insuperabile per la capacità di accostare i colori (pensiamo per esempio alle famose ombre colorate). Per lui il colore era una prerogativa fondamentale, ed era un disegnatore strepitoso, uno dei più prolifici tra i disegnatori veneziani e anche europei del Cinquecento – insieme, non a caso, a Tintoretto.

Non è vero che i veneziani non disegnassero, ma sicuramente erano molto bravi nel maneggiare il colore. Sono i passi cromatici, l’utilizzo della luce che esaltano le caratteristiche della pittura veneziana rispetto alle altre.

C’è un motivo per questo? Esiste qualche spiegazione?

Certo, Venezia è una città costruita sull’acqua che nei diversi momenti del giorno assume colori diversi. L’acqua riflette. Al tramonto il sole si abbassa lentamente all’orizzonte, e i muri si dipingono, si colorano. Lo vediamo anche in alcuni dipinti di questi artisti, nelle pavimentazioni. L’architettura è policroma a Venezia. Il che dimostra che anche il contesto alle volte condiziona la nostra percezione e lo sviluppo del nostro gusto estetico. E ancora oggi, se si ha la fortuna di poter fare un giro in barca o in gondola per Venezia, nelle giornate di sole, quando si passa sotto i suoi numerosi ponti, si possono vedere riflessi dell’acqua sulle volte del ponte, che creano giochi di luce spettacolari. Così si può dire che i pittori veneziani sono sempre stati più portati a un approccio alla natura che possiamo anche definire più pragmatico.

Possiamo chiederLe ora di scegliere un quadro rappresentativo per ciascun pittore e di svelarne qualche aspetto interessante?

Sì, certo. Qui ci troviamo di fronte a La Deposizione di Tintoretto, eseguita nei primi anni sessanta del Cinquecento per la chiesa dei Gesuiti di Venezia, ormai distrutta, che si trova all’Accademia. Fino al 2008 quest’opera non poteva viaggiare, perché le sue condizioni di conservazione erano, purtroppo, pietose. Grazie a un recente restauro però l’opera ha nuovamente acquisito la sua enorme, particolare bellezza. Si trovava sull’altare maggiore della chiesa dell’Ordine dei Gesuiti,da poco costituito: forse è stata una delle prime opere commissionate dai gesuiti. Inoltre, è di grande valore anche da un punto di vista storico.

Nella stessa chiesa lavorò anche Paolo Veronese, per cui è interessante appunto dimostrare come i due pittori collaborassero con gli stessi committenti e non fossero assolutamente in competizione, a quanto sembra. Soprattutto perché Paolo Veronese si occupava dei soffitti, mentre Tintoretto dipinse questa pala, che è ricca di drammaticità, con colori che anche qui in un certo senso possono dimostrare un avvicinamento ai colori di Veronese, perché sono funzionali all’esaltazione della drammaticità di questa quasi doppia morte. Osserviamo infatti il colore del volto di Maria che sviene per il dolore, lo stesso dolore che sembra avere durante il parto del figlio, e che prova invece nel momento in cui il figlio è deposto dalla croce: il figlio che appunto è morto, dal lato opposto. Sono quindi due figure speculari che incarnano anche un’interpretazione della religiosità molto fisica, nella quale Tintoretto era un assoluto maestro. Per questo l’opera è qui.

Susanna e i vecchioni è un dipinto proveniente da Genova, dal Museo del Palazzo Bianco, che abbiamo scelto perché rappresenta uno dei soggetti tipici di Paolo Veronese. L’artista eseguì moltissime variazioni sullo stesso tema, che presenta un episodio biblico. Susanna è una donna che viene concupita, cioè desiderata da due anziani giudici del popolo mentre sta facendo il bagno, si sta per calare nella fonte.

Ovviamente, volendo mantenere la propria castità, Susanna oppone un rifiuto. Loro promettono di denunciarla ai saggi il giorno successivo e quindi di farla condannare alla lapidazione proprio a causa del suo rifiuto. Ma la donna, piuttosto che essere violata, preferisce la morte. È interessante soprattutto il modo in cui Paolo Veronese, molto spesso ritenuto un pittore festoso, gioioso, delle grandi mitologie — ma che in realtà, se si guarda al suo catalogo,si rivela un grandissimo autore di scene religiose — anche in questo genere è in grado di infondere una carica d’erotismo non indifferente. Si pensi per esempio alla figura del satiro alle spalle di Susanna. Non è solo una tipologia del satiro che mostra chiaramente il fallo eretto sotto a questo marmo scolpito, ma anche, addirittura, un viso, un’espressione particolarmente inquietante e che naturalmente si rivolge all’oggetto del desiderio che è Susanna, una Susanna che sembra in realtà una sposa veneziana, ha il collo adornato di perle così come gli orecchini di perle, classici accessori che le donne veneziane indossavano nel giorno delle nozze. I suoi capelli sono raccolti: anche qui è una figura casta che ovviamente ricorda quasi una Venere pudica, che si copre e che si ritrae.

E poi quel movimento strepitoso del piccolo cane nell’angolo, che vorrebbe spaventare le due figure imponenti dei vecchioni, i quali non sembrano assolutamente curarsi del fatto che lui stia abbaiando.

E i campanellini al collo di cui possiamo quasi immaginare il tintinnio, pur senza risultato, perché, come dimostrano le viti sullo sfondo, Susanna si trova nel suo giardino e nessuno la può aiutare in quel momento. La forza è in Dio perché il fatto che indossi le perle significa che è fedele, è sposata, solo con Dio.

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Questo è il ritratto del cardinale Alessandro Farnese, che venne eseguito da Tiziano tra il 1545 e il 1546 a Roma, quando l’artista si trovava nella città papale per lavorare a servizio dei Farnese. I Farnese erano una dinastia importantissima. Oggi questo dipinto si trova a Napoli, al Museo di Capodimonte, dove tra il Sei e il Settecento sono confluiti tutti i pezzi più importanti della collezione Farnese, ed è un dipinto prestigiosissimo che raramente viene concesso anche in prestito e che ha comunque una qualità pittorica eccellente grazie ad una conservazione ottima. Come già detto, Tiziano era un pittore più internazionale rispetto agli altri due veneziani. A metà degli anni quaranta riesce a ricevere ospitalità da parte dell’importante famiglia Farnese che annovera anche dei papi. Il Papa dell’epoca, Paolo III, era lo zio della persona qui ritratta, il cardinale Alessandro Farnese. E quindi stiamo parlando di un pittore che riesce, grazie alla sua arte, a scalare le più importanti gerarchie del potere. Era già il pittore di corte dell’uomo più importante della scena politica dell’epoca, Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero.Questa è la caratteristica che lo differenzia rispetto agli altri due artisti: la sua capacità di proiettarsi a un livello anche internazionale, soprattutto tramite il ritratto.

È lui che rivoluzionerà la forma del ritratto. Sono i ritratti di Tiziano che poi ispireranno l’intera cultura visiva europea: i ritratti di Rembrandt, di Frans Pourbous, di Antonis Mor, ovvero dei grandi ritrattisti successivi.

La sua grande qualità era quella di trasmettere la forza, la psicologia della persona ritratta, che in questo caso si incarna nello sguardo attento ed intelligente che il cardinale Farnese sembra rivolgere allo spettatore.

Per chi ama la pittura e verrà a vedere questa mostra, quali sono le tappe fondamentali di un eventuale itinerario nel Veneto, alle radici di tutte queste arti?

Sicuramente le tappe fondamentali sono Venezia, dove, altre alle gallerie dell’Accademia, al Palazzo Ducale, sontuosamente decorato soprattutto dal Veronese e Tintoretto, ci sono anche tutte le chiese: la chiesa di San Sebastiano che è considerata il tempio di Paolo Veronese e la chiesa della Madonna dell’Orto, che invece è un grande centro della pittura religiosa tintorettiana. Poi nell’entroterra ci sono le ville, e soprattutto la Villa Barbaro di Maser, con uno dei più grandi cicli decorativi di tutti i tempi, sia per l’importanza che il significato dei dipinti, dei suoi affreschi ancora molto studiati e ancora poco bene capiti.

E anche per la vastità delle superficie decorate! Può essere tranquillamente annoverato come uno dei capolavori della cultura mondiale. Si trova appunto a Maser ed è visitabile. Poi c’è Verona, la città natale di Paolo Veronese, e poi come non parlare veramente delle Alpi, le Dolomiti Cadorine nella zona di Belluno, di Pieve di Cadore, da dove proveniva Tiziano e che sono patrimonio dell’UNESCO. A Pieve di Cadore si trova tuttora la casa di Tiziano, la casa in cui è nato, che la comunità cadorina ha sempre conservato con grandissimo amore nella consapevolezza del fatto che Tiziano fu uno dei figli più celebri di questa comunità.

Questi sono spunti molto interessanti, ma oltre a quelli il Veneto come ogni regione italiana ha luoghi meno conosciuti, meno noti. Lei come originario della provincia di Verona quali posti “segreti” potreste segnalare?

Io sono originario della provincia di Trento ma ho vissuto tanti anni, sono studiato a Verona, la conosco piuttosto bene. Ci sono posti incantevoli, anche il turismo non è ovviamente solo arte e cultura, ma per esempio è anche il paesaggio, e buon vino, e buona cucina. La città di Treviso alle volte non è tanto conosciuta però interessantissima, la città di Padova, ma soprattutto le zone di Soave per esempio, che si trova al confine tra Vicenza e Verona. Un paesino incantevole dominato dalla magnifica Rocca di Soave, dove appunto si può bere quest’ottimo vino, perfetto per il clima estivo, fresco e minerale, che è a 100% uva Garganega, autoctona, molto importante nel territorio veneto. E poi c’è la Valpolicella con i suoi amaroni. Non mi stanco di ripetere che in Veneto c’è il mare, vicino a Venezia ci sono località balneari come Jesolo, Eraclea e altre, e il lago di Garda, con la zona di Desenzano e soprattutto di Bardolino. Bardolino e Garda sono due luoghi incantevoli. Ma c’è anche tanta montagna, quindi il Cadore con le sue Dolomiti, Belluno, che è una città magnifica, dove si può mangiare assolutamente dell’ottima polenta con magari una bella selvaggina, cibo che sicuramente Tiziano gustava sia d’estate che d’inverno.

Certo. Ma se si esce fuori della pianura padana e della zona delle Dolomiti, quali sono le zone in Italia in cui Le piace andare in vacanza?

Io sono particolarmente legato per questioni personali con province del Sud, e per questioni sentimentali con la città di Firenze, che è sicuramente una delle più magnifiche e imponenti, ma è soprattutto la Toscana in generale con altre grandi città come Arezzo, Prato, anche meno conosciute, e Lucca, che sono assolutamente una meta dovuta. Siena, per esempio… E anche il centro d’Italia, che purtroppo è stato devastato dal terremoto ormai un anno fa. Le Marche, per esempio, è una regione molto interessante che offre anche tanto mare, e poi, ovviamente, c’è Roma, c’è il Piemonte con le Langhe, con Torino…  Diciamo sono tutti luoghi a cui sono legato per un motivo o per l’altro e che mi sento sempre di consigliare. Se invece qualcuno ci va in inverno per sciare io consiglio sempre le montagna del Trentino e dell’Alto Adige.

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intervista, Venezia

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