Un weekend a… Padova – Parte II

Un viaggio tra passato e presente, tra la storia millenaria, le tradizioni e l'arte: questa è Padova. Una città ricca di bellezze, come il restaurato Palazzo della Ragione, la Loggia dei Carraresi e la famosissima Cappella degli Scrovegni.

 

È un percorso tra la magnificenza degli antichi palazzi, nella spiritualità che si respira nelle sue Chiese, tra il quotidiano brulicare dei mercati cittadini e sotto i millenari portici.

Il presente di questa città, creativa e dinamica, si vive nella vivacità cittadina dei mercati, delle piazze, all’interno di raffinati ristoranti, nelle vecchie osterie, tra i tavoli dei bar storici o nei locali alla moda dove si consuma il rito dell’aperitivo.

È impossibile, però, citare tutte le bellezze di Padova. Una città che di giorno si offre al visitatore con le sue strade, piazze affollate e tanta voglia di vivere. Mentre di notte assume un carattere più romantico e suggestivo.

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Prato della Valle. Foto © Augusto Mia Battaglia / Flickr.com

Una città che sa sempre raccontare storie bellissime: ecco una sintetica guida in due parti a Padova!

 

Cosa vedere

La Basilica di Santa Giustina

Una delle piazze più grandi d’Europa accoglie una delle basiliche cristiane più grandi al mondo. Le statue di S. Giustina, S.Prosdocimo e S.Daniele si innalzano sulle cupole quasi a proteggere l’intera città e i preziosi tesori che la basilica gelosamente custodisce.

L’antico sacello paleocristiano di S. Prosdocimo rappresenta il nucleo più antico, risalente al V secolo, miracolosamente sopravvissuto al terremoto del 1117 d.C..
L’attuale complesso (cinque chiostri oltre la Basilica) si deve ad una quasi totale ricostruzione operata tra il XVI e XVII secolo. Nella maestosa Basilica si conservano numerose opere d’arte: sull’altare domina la grande pala di Paolo Veronese raffigurante il Martirio di S. Giustina (1575), le cappelle laterali ospitano, tra le altre, le tele di Palma il Giovane e Luca Giordano. Il dipinto di Pietro Damini ricorda il ritrovamento del pozzo dei Martiri. Oltre alle spoglie di s.Giustina e s. Prosdocimo, nella basilica riposa l’evangelista S. Luca.

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Grifo stiloforo di fronte alla facciata. Foto © MM / Wikimedia Commons

L’interno della basilica è un grandioso gioco di cupole e finestre che filtrano e irradiano la luce.

 

Il Battistero del Duomo

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Il Battistero di Padova. Foto © Pedro / Flickr.com

Piazza del Duomo è un angolo suggestivo e seducente della città di Padova. Si affacciano le vetrine di negozi eleganti, di prelibate pasticcerie e caffetterie, racchiude inoltre numerosi gioielli artistico-culturali, alcuni inaspettati, come il Battistero del Duomo.

Adiacente alla Cattedrale di Padova, il Battistero si trova tra Palazzo Vescovile, sede del Museo Diocesano e Palazzo del Monte di Pietà. È un luogo raccolto e silenzioso nel quale dominano le scene dell’Antico e del Nuovo Testamento affrescate da Giusto de Menabuoi (1375-1378) per Fina Buzzaccarini, moglie di Francesco I da Carrara, Signore di Padova nel Trecento.

Appena si entra, la grande cupola cattura lo sguardo e, come una calamita, chiede di ammirare la grandiosa scena rappresentata nel Paradiso: attorno al Cristo Pantocratore si dispongono, a raggiera, le schiere di angeli e santi, le cui aureole ricordano, guardate dal basso, le punzonature di una magnifica oreficeria. A giusto titolo il Battistero del Duomo è considerato un capolavoro artistico del Trecento.

 

La Basilica del Santo

13 giugno 1231: Padova perde il suo amato fratello francescano, S.Antonio e immediatamente si decide l’edificazione di una basilica per custodire e onorare le sue spoglie. La Basilica del Santo è meta ogni anno di migliaia di pellegrini che giungono a Padova per venerare il Santo per antonomasia.

Le otto ampie cupole svettano sul cielo di Padova: richiamano i visitatori lontani e li invitano ad entrare per ammirare meravigliosi capolavori, scrigni di tesori d’arte d’ogni tempo.

L’aspetto esterno della Basilica è un misto di stili: lombardo, toscano e bizantino; mentre i due minareti orientaleggianti ricordano il lungo peregrinare di S.Antonio. All’interno, la tomba del Santo è gelosamente custodita nella splendida Cappella del Santo, opera di vari artisti tra cui Tullio Lombardo, Andrea Briosco e Gianmaria Falconetto.

Il tributo di artisti del Trecentesco è presso la Cappella del Beato Luca Belludi (Giusto de’ Menabuoi, 1382) e la Cappella di S. Giacomo e S.Felice (Altichieri da Zevio, 1374/78). L’altare maggiore conserva sculture di Donatello, autore della bella statua equestre al Gattamelata che si può ammirare sul sagrato della Basilica. La Cappella del Tesoro, opera barocca del Parodi, consente ai visitatori di ammirare il “tesoro” della Basilica e le Memorie del Santo. Sul sagrato della Basilica si affacciano la Scoletta del Santo , sede dell’Arciconfraternita di sant’Antonio, con affreschi di Tiziano (1511). L’Oratorio di san Giorgio, voluto nella seconda metà del Trecento quale cappella funeraria della famiglia Raimondino Lupi di Soragna (Parma), affrescato da Altichiero da Zevio.

 

Il Santuario di San Leopoldo Mandic

La storia del Santuario di S.Leopoldo è in realtà la storia della presenza dei Frati Cappuccini dell’Ordine dei Francescani Secolari, che a Padova si insediarono a partire dal 1537. La città, con la sua importante università, era ideale per una seria preparazione negli studi. E a giusto titolo numerosi religiosi dell’ordine trovarono riparo presso il Convento ubicato all’interno delle mura di Padova a sud di Prato della Valle, come S. Lorenzo da Brindisi (1559-1619) e Beato Marco Cristofori d’Aviano (1631-1699).

Al convento di S. Croce svolse la sua silenziosa ma preziosa opera di confessore e di guida spirituale un umile e mite fraticello, la cui fama di santità travalicò presto i confini della città e del Veneto: p. Leopoldo Mandic. Amato e venerato in vita, invocato come santo dopo la morte (1942), la sua tomba continua più che mai ad essere meta di pellegrinaggi. La chiesa dei Cappuccini fu gravemente distrutta il 14 maggio 1944, colpita in pieno da 5 grosse bombe aree delle forze anglo-americane: i frati furono miracolosamente illesi, così come la statua della Madonna e il Confessionale di S. Leopoldo.

 

La cucina

Quali sono i sapori padovani?

Il ricettario della gastronomia padovana risale all’epoca delle nobili famiglie medievali che hanno avuto il merito di creare piatti di prim’ordine, composti da ingredienti saporosi e semplici.

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I zaeti, tipico dolce padovano. Foto © http://www.padovaoggi.it/

Primi piatti, secondi, antipasti, pasticceria: la cucina padovana ci propone sapori unici ed esclusivi, che variano a seconda delle aree geografiche.

La zona dei Colli Euganei propone due stagionalità per eccellenza: la primavera e l’autunno. Sono i periodi migliori per sedersi a tavola e gustare piatti a base di erbette spontanee, verdure e funghi.

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Il brodo di giuggiole, liquore prodotto nei Colli Euganei. Foto © http://www.padovatravel.it/

La fascia della Bassa padovana risente del confine con l’entroterra rodigino e veronese. I piatti poggiano su prodotti genuini come riso, tartufo, selvaggina e maiale. L’area orientale risente degli influssi della vicina Riviera del Brenta e Venezia. Si trovano menu a base di pesce di laguna, di mare e di fiume. Una particolarità locale è la lavorazione della carne di cavallo.  Sulle tavole dell’Alta padovana regna la polenta, spesso accostata a piatti a base di cacciagione, baccalà e radicchio.

Grandi protagonisti della tavola sono, infine, i vini, dalla lunga e nobile storia, esaltati anche da Petrarca e Ruzante.

L’Asparago

 

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© http://www.stradadelvinocollieuganei.it/

La provincia di Padova è il principale produttore di asparagi sia per la tipologia bianca che per la verde. L’asparago bianco è ottenuto in terreni preparati a prose e i turioni vengono raccolti prima dell’emergenza, a differenza della tipologia verde raccolta quando i turioni sono emersi per circa 30 centimetri dal terreno di coltivazione. La colorazione verde è dovuta all’emergenza ed alla formazione di clorofilla per esposizione alla luce solare. La raccolta dell’asparago sia bianco che verde avviene tra inizio aprile e fine maggio/inizio giugno. I piatti della tradizione L’asparago, nella sua breve apparizione primaverile, accompagna il permanere a tavola in modo molto semplice ma diffuso. L’umiltà delle Uova e Asparagi e la delicatezza del Risotto con gli asparagi (sia bianchi che verdi) non mancano mai sia nelle proposizioni commerciali che nelle tavole delle famiglie di tutta la provincia. Ancora una volta Padova esprime una sua vocazione nella produzione del formaggi: nel suo territorio, soprattutto nelle zone a nord della provincia, vengono prodotti alcuni tipi di formaggi tra i più ricercati della nostra regione e cioè il Grana Padano.

Il Grana Padano

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© http://www.formaggio.it/

Il Grana Padano è un formaggio di tradizione millenaria diffuso in gran parte dei territori della pianura Padana. L’intera provincia di Padova rientra nell’area di produzione tipica del Grana Padano. Ogni caseificio è identificabile da un numero posto sulla forma. È ideale sia come formaggio da tavola che da grattugia e insostituibile in quanto riunisce in sé tutte quelle caratteristiche che concorrono ad esaltare i sani sapori della cucina veneta. Il Grana Padano si fregia del marchio di tutela Europeo DOP dal giugno 1996.

L’Asiago

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© http://www.veneto.eu/

La zona classica di produzione è l’alta padovana e i sette comuni dell’Altopiano omonimo dove alcune mandrie padovane vengono ancora oggi portate all’alpeggio. Dal 1996 il formaggio Asiago vanta il riconoscimento comunitario della DOP. Esistono due tipologie di Asiago, ottenute a partire dal latte vaccino semigrasso con differenti tecniche casearie: Pressato e d’Allevo.

Il Montasio

Montasio

© http://www.formaggio.it/

Il Montasio deve il proprio nome all’omonimo Altopiano del Friuli, ma anche la provincia di Padova è riconosciuta nel disciplinare di produzione come zona idonea a produrre questo formaggio a Denominazione di Origine Protetta. Il Montasio è ottenuto con latte vaccino intero e assume caratteristiche diverse a seconda del grado di stagionatura. Il sapore passa nel contempo da dolce a leggermente piccante.

Come arrivare

In aereo:

Aeroporto internazionale “Marco Polo”di Venezia: www.veniceairport.it

Aeroporto “Valerio Catullo” di Villafranca (Verona): www.aeroportoverona.it

In auto

Autostrada A4 (Milano-Venezia), uscita al casello di Padova Ovest.

Autostrada A13 (Bologna-Padova), uscita al casello Padova Sud.

In treno

Stazione Ferroviaria di Padova.

Collegamenti ferroviari diretti con la rete nazionale: Milano, Bologna, Venezia.

Contatti

Uffici del Turismo di Padova

Stazione ferroviaria (ingresso dall’atrio della Stazione)

E-mail: [email protected]

Vicolo Pedrocchi

E-mail: [email protected]

Luogo
Veneto
Parole chiave
Padova, weekend

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