Alla scoperta dell’entroterra della Sardegna

L’entroterra sardo e’ un luogo meno conosciuto dal turismo di massa rispetto alle splendide coste dell’isola. Ma e’ il luogo in cui si trovano le radici profonde della Sardegna, terra fuori dal tempo e dello spazio.

 

I Paesi sardi sono spesso difficili da raggiungere, abbarbicati sulle montagne aspre dell’interno. Ma una visita vi porterà a contatto con una popolazione antica e orgogliosa, che ha mantenuto una fortissima identità culturale. Ecco una breve selezione di borghi imperdibili.

 

Orgosolo

Orgosolo / Shutterstock.com

Orgosolo sorge nel cuore della Barbagia del Supramonte. Il territorio fu abitato sin da epoche antiche, come ci testimonia la presenza delle domus de janas, delle tombe dei giganti e dei nuraghi di Su Calavriche, Mereu e Gorropu.

Alla fine dell’Ottocento, il nome di Orgosolo si diffuse in Europa per i numerosi episodi del cosiddetto banditismo. Il regista Vittorio De Seta, nel suo film Banditi a Orgosolo (1961), descrive la dura lotta contadina e pastorale per la difesa delle terre contro gli espropri da parte dello Stato.

Caratteristica del paese sono i murales dipinti sulle facciate delle case e sulle rocce intorno al paese, con contenuti sociali, artistici e politici. Patrimonio dell’umanità per i suoi aspetti ancestrali è il coro a tenore, il tradizionale canto corale barbaricino, oggi sotto tutela dell’UNESCO.

Murrales di Orgosolo © marcociannarel / Shutterstock.com

Per gli appassionati di trekking si consiglia l’escursione presso la Foresta di Montes, dove sono presenti Is pinnettos, ossia antiche capanne di pastori usate come rifugi e la visita al Museo Naturalistico del Supramonte.

Il 15 agosto si festeggia l’Assunta con una pittoresca sfilata e processione di costumi tradizionali per le vie del paese. I festeggiamenti terminano con Sa Vardia, la corsa di cavalli sull’asfalto cittadino, forte attrattiva per i turisti.

Stupenda anche l’area circostante, detta “Supramonte”: un complesso montuoso caratterizzato da altopiani carbonatici e doline. Con un’estensione pari a circa 35.000 ettari, comprende anche l’ampia fascia costiera del golfo di Orosei e ricade negli ambiti territoriali dei comuni di Oliena, Orgosolo, Urzulei, Dorgali e Baunei. Enormi bastioni rocciosi caratterizzano il paesaggio, alternati a profondi canyon e picchi rocciosi che si stagliano verso il cielo.

Supramonte di Oliena / Shutterstock.com

Il Supramonte, per convenzione, viene suddiviso in base ai territori dei comuni in cui ricade. Il Supramonte di Orgosolo si estende da Funtana Bona al calcareo Monte Fumai (1316 m), al monte Novo San Giovanni, una delle zone più panoramiche della Sardegna. Quest’area del Supramonte è caratterizzata da grandiosi fenomeni carsici. Merita sicuramente grande attenzione la dolina di Su Sercone, voragine calcarea larga e profonda circa 200 m, nel cui interno crescono tassi secolari. Di notevole bellezza la foresta di Sas Baddes-Nuraghe Mereu, considerata l’unica estesa lecceta primaria d’Europa mai sottoposta a taglio.

 

Aggius

Valle della Luna / Shutterstock.com

Il paese di Aggius, situato nel cuore della Gallura, è caratterizzato per la cura delle antiche case in pietra granitica, considerate fra le più belle del territorio. L’economia del paese è basata sull’estrazione e la lavorazione del granito, ma è anche specializzato nella produzione di tappeti e nell’arte della tessitura. Il coro di Aggius, soprannominato dal D’Annunzio Coro del galletto di Gallura, è molto famoso per via delle sue particolari sonorità.

Da visitare il Museo Etnografico Oliva Carta Cannas. All’interno sono esposti oggetti e macchinari originali che raccontano la storia, la cultura, le tradizioni di Aggius e di tutta la Gallura. Un museo unico è poi quello dedicato al Banditismo, di cui Aggius è stata il capoluogo per secoli. È situato nel palazzo della vecchia Pretura, la zona più antica del paese. In ambito archeologico, di particolare interesse è il Nuraghe Izzana, il più grande della Gallura, situato nel centro della Valle della Luna.

Stupendo e’ anche il vicino Monte Limbara, un complesso montuoso di natura granitica ubicato nel cuore della Gallura. A nord guarda verso il pianoro di Tempio, a sud ovest è delimitato dal fiume Coghinas e a sud est dalla depressione di Monti, Oschiri, Padrogiano e Olbia. Pur non raggiungendo un’altezza elevata (supera di poco i 1300 m), il Limbara appare imponente e suggestivo, caratterizzato da cime rocciose modellate da agenti atomposferici che in millenni hanno conferito loro forme strane e bizzarre. La più alta è la Punta Balistreri, che raggiunge i 1359 m. Sul monte si trovano due cantieri forestali: uno nel versante settentrionale, l’altro in quello sud. Il primo, appartenente al comune di Tempio Pausania, è compreso all’interno del SIC (Siti di Importanza Comunitaria).

Monte Limbara / lavignaredda.it

La zona è occupata da una rigogliosa macchia mediterranea, in prossimità delle cime sostituita da lande steppose e apre formazioni rocciose. Il monte Limbara sud appartiene, invece, al comune di Berchidda. Lo scenario è dominato da grandi massi che sembrano quasi sospesi in precario equilibrio, modellati da fenomeni di erosione fino ad assumere forme bizzarre, punteggiati di grotte e cavità. La zona è frequentata dall’aquila reale e aquila Bonelli, che vola su fitti e rigogliosi boschi abitati da gatti selvatici e martore. A Littu Siccu, nel cuore della foresta, si trovano tracce di antichi insediamenti umani a Pedru Fadda e Fighizzola.

La vegetazione è costituita da erica e corbezzolo; nei valloni più freschi al leccio si accompagnano l’orniello e l’agrifoglio. Il versante settentrionale e quello meridionale sono ricchi di sorgenti dalle quali sgorga acqua con ottime qualità oligominerali. Il Limbara è teatro della manifestazione musicale “Time in jazz”, che tra rocce e boschi trova lo scenario ideale per ritmiche espressioni artistiche. Vi è inoltre allestito l’ecomuseo di arte e natura “Semida” – che in sardo significa sentiero. Qui spettacolari installazioni di artisti quali Giovanni Campus, Clara Bonfiglio, Erik Chevalier, Paola Dessy, Bruno Petretto, Pinuccio Sciola, Giovanna Secchi, Monica Solinas accompagnano il visitatore alla scoperta di un mondo naturalistico dove si insinuano vere e proprie opere d’arte, che attraverso la Land Art, ricerca artistica nata negli anni Settanta del XX secolo, creano uno spettacolare e sorprendente gioco estetico.

 

Oliena

Monte Corrasi / Shutterstock.com

Oliena sorge alle pendici del Monte Corrasi. Famosa per il suo artigianato, in particolare per le cassepanche intagliate adibite alla conservazione del pane carasau, Oliena mantiene viva la tradizione dei ricami su scialli di seta e la pregiata lavorazione di gioielli in filigrana.

Il paese è rinomato in tutta la Sardegna e conosciuto in tutto il mondo per la pregiata qualità del Nepente, il vino Cannonau che si produce nelle cantine del luogo ed elogiato dal poeta D’Annunzio, tanto che le bottiglie riportano una sua citazione in etichetta.

Il paese ha ricevuto la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano, un marchio di qualità turistico ambientale che premia le piccole località dell’entroterra che si distinguono per l’offerta di eccellenza e l’accoglienza di qualità.

Supramonte di Oliena / Shutterstock.com

Per gli appassionati di trekking, si consiglia l’escursione sulle montagne del Rifugio Monte Maccione sino alla valle Lanaittu che racchiudono le grotte di Sa Oche, Su Bentu e Corbeddu, che prende il nome dal bandito, vissuto intorno alla metà dell’Ottocento, che vi trovò rifugio per diversi anni.

Ai piedi del Supramonte si trova la spettacolare sorgente carsica di Su Gologone, la più importante in Italia e ora monumento nazionale. A metà settembre si svolge Cortes Apertas, manifestazione culturale nata a Oliena, che interessa diversi paesi della Sardegna. Durante quest’evento vengono esposti i prodotti locali, mentre le case e gli antichi cortili possono essere visitati dai numerosi turisti.

L’area circostante, detto il Supramonte è un complesso montuoso caratterizzato da altopiani carbonatici e doline. Con un’estensione pari a circa 35.000 ettari, comprende anche l’ampia fascia costiera del golfo di Orosei e ricade negli ambiti territoriali dei comuni di Oliena, Orgosolo, Urzulei, Dorgali e Baunei. Enormi bastioni rocciosi caratterizzano il paesaggio, alternati a profondi canyon e picchi rocciosi che si stagliano verso il cielo. Il Supramonte, per convenzione, viene suddiviso in base ai territori dei comuni in cui ricade. Il Supramonte di Oliena va dalla località di Sos Prados alla vetta del Monte Corrasi, alla punta di Sos Nidos fino alla Badde su Tuo. Conosciuto per i suoi calcari, ospita la famosa Nurra de Sas Palumbas, grotta di rilevante importanza faunistica. Il monte Corrasi costituisce la vetta più alta di tutto il complesso montano con i suoi 1463 m sul livello del mare.

Fiume Cedrino / Shutterstock.com

È caratterizzato da un ambiente spoglio e roccioso con peculiari elementi geomorfologici come pianori carsici, campi carreggiati, grotte, voragini, guglie e pinnacoli dalle forme più strane. Nella zona del monte Corrasi sono state catalogate più di 650 specie botaniche. Tra queste la maggior parte sono esclusive dei calcari del centro Sardegna ed altre sono presenti solo nel Corrasi. Per la particolarità e la ricchezza delle specie che crescono su questo monte, la Società Botanica Italiana ha incluso dal 1971 il Corrasi nel censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale e meritevoli di conservazione. A monte della vallata di Lanaittu si trova la grotta Corbeddu che ha preso il nome dal bandito che vi si rifugiava nel secolo scorso ed è conosciuta per aver portato alla luce i resti di un cervo estinto già a partire dal Pleistocene sardo. Cervo che documenta segni inequivocabili di lavorazione da parte dell’uomo, dai quali si evince la presenza umana in questo importante massiccio 18.500 anni fa.

A qualche chilometro dal paese di Oliena, sulle falde del Supramonte e presso la riva destra del fiume Cedrino, si trova la sorgente carsica de Su Gologone. Da cui sgorgano le limpidissime acque oligominerali che nel corso dei millenni hanno scavato la loro via attraverso le rocce della montagna. Chi arriva in questo luogo si trova davanti uno spettacolo straordinario e fortemente scenografico grazie all’imponente massa d’acqua, che sgorga da una vasta e complessa gola calcarea e che durante le piene si trasforma in un torrente impetuoso che, dopo un breve percorso, confluisce nel Cedrino, costituendone nel periodo estivo l’unica fonte di alimentazione. Attorno a questa gelida fonte, fresca nei mesi estivi e travolgente durante le piene invernali (la portata media è di ben 300 l d’acqua al secondo, cifra che la pone al primo posto tra le sorgenti sarde), un verdeggiante e piacevole boschetto di eucalipti consente di effettuare tranquilli pic-nic lontano dalla calura.

Per esplorare le profondità della grotta sotterranea, sommersa da anni, gruppi di speleologi scendono ogni volta sempre più in profondità nelle viscere invase perennemente dall’acqua. La discesa più famosa è quella del francese Olivier Isler, che ha raggiunto la profondità di 108 m (ancora non superata), senza però raggiungere il fondo.

All’interno di una dolina creatasi per sprofondamento tettonico nel cuore del Monte Tiscali, nel Supramonte di Oliena, si trova il villaggio di Tiscali. L’area comprende due agglomerati di capanne di diversa planimetria, dimensione e funzione e comprende circa 70 capanne. Nel primo agglomerato le capanne, di forma circolare, probabilmente sorgevano su terrazzamenti artificiali. Il secondo villaggio presenta strutture di pianta rettangolare o quadrangolare, probabilmente con funzione di magazzini per provviste e come rifugi per animali. Dal villaggio provengono scarse ceramiche nuragiche, alcune decorate a cerchielli (IX-VIII sec. a.C.) ed altre di età romana.

 

Laconi

Laconi / costasmeraldagarden.blogspot.com

Di sicuro interesse il Castello Aymerich, risalente alla prima metà dell’Ottocento, che sorge al centro del suggestivo parco omonimo, con piccole cascate e innumerevoli specie botaniche. L’area si estende su una superficie di quasi 22 ettari nel comune di Laconi, nella regione denominata Sarcidano, al centro della Sardegna. Le rovine del castello presentano stratificazioni plurime, che nel corso dei secoli hanno portato all’attuale aspetto. Il nome, innanzitutto, è oggi quello degli ultimi signori di Laconi, gli Aymerich appunto (che assunsero il titolo nel ‘700), ma in realtà l’edificio nacque originariamente in epoca medievale (forse sui resti di un castrum bizantino antibarbaricino) per difendere la frontiera del Regno di Arborea da quello di Cagliari. La torre maestra, a pianta rettangolare, risale all’XI-XII secolo e nel XVIII fu trasformata in un carcere. Accanto ad essa sorge il castello vero e proprio, suddiviso in due piani: quello inferiore è contemporaneo alla torre, mentre quello superiore è successivo e presenta alle finestre eleganti modanature in stile catalano-aragonese.

Laconi è situata nell’altopiano del Sarcidano. È immersa in un fitto e verde bosco con numerose sorgenti d’acqua. Il territorio presenta numerosi resti di insediamenti nuragici, dove sono stati rinvenuti numerosi reperti.

Questo castello fu la residenza dei signori di Laconi fino alla metà dell’800, epoca in cui il marchese Ignazio Aymerich Ripoll aveva già fatto realizzare un giardino di piante esotiche che si estende su un’ampia superficie. Probabilmente ai signori laconesi si deve anche l’impianto boschivo circostante il castello, nel quale trovano dimora anche piante singolari e non originarie, quali un cedro del Libano di dimensioni eccezionali ed il pino di Corsica. Ma il parco è costituito anche da fitte leccete, intervallate da cavità naturali, ruscelli, piccole cascate e laghetti che creano un’atmosfera di grande fascino, a disposizione di tutti a pochi passi dal centro urbano. Il Parco è dal 1990 di proprietà regionale, in gestione all’Ente Foreste della Regione Sardegna.

Il 16 e il 17 gennaio si svolge la festa religiosa in onore di Sant’Antonio Abate, con la preparazione di un grande falò che brucia per diversi giorni. Negli stessi giorni si svolge la Sagra dei dolci tipici, tra cui su pani’ e saba, il pane di saba. La festa religiosa più importante del paese rimane quella dedicata a Sant’Ignazio da Laconi, che si svolge l’ultima settimana del mese di agosto. Accanto ai festeggiamenti religiosi vengono organizzate mostre di pittura, scultura e fotografia e una mostra mercato per promuovere i prodotti agroalimentari ed artigianali del territorio.

 

Sàrdara

Il tempio a pozzo di S. Anastasìa / provincia.mediocampidano.it

Al centro della fertile pianura del Campidano, Sàrdara ha sempre rivestito un ruolo strategico nelle comunicazioni, particolarmente in età medievale, quando si trovò in posizione di confine tra i giudicati di Arborea e di Calari. Si conservano di quest’epoca scarsi resti di un robusto muro di cinta. Il territorio del comune fu abitato fin da epoca preistorica e particolare importanza assunse in epoca nuragica, come testimonia il tempio a pozzo di S. Anastasìa, tra i luoghi di culto più importanti dell’Isola tra l’Età del Bronzo e quella del Ferro. Da qui provengono materiali ceramici di grande eleganza, conservati nel Museo Archeologico Villa Abbas. In epoca romana la presenza di sorgenti termali determinò la nascita del popoloso centro urbano noto dalle fonti come Aquae Neapolitanae.

L’importanza di Sàrdara nel tempo è testimoniata dalle belle chiese che punteggiano il tessuto urbano. Accanto al pozzo nuragico di S. Anastasìa sorge l’omonima chiesa tardo-gotica (XV sec.), non lontana dalla parrocchiale chiesa della Beata Vergine Assunta, realizzata tra XIV e XV secolo in stile romanico-gotico. Da segnalare, in quest’ultima, i singolari rilievi scolpiti sugli archi e sulla volta stellare della prima cappella a destra, la statua di S. Bartolomeo e un organo a canne del 1758. Da non perdere anche la trecentesca chiesa ex parrocchiale di S. Gregorio, interessante per l’originalità delle forme e testimonianza della fase di transizione dallo stile romanico a quello gotico. Numerose le feste religiose di sicuro interesse: S. Antonio a giugno, l’Assunta ad agosto, S. Gregorio a settembre e S. Anastasìa a novembre. Ma la più importante è quella di S. Maria de is Aquas che si svolge in coincidenza con il penultimo lunedì di settembre. per l’occasione la statua della santa viene trasportata in processione dal paese alla chiesetta campestre, a circa 4 km di distanza, su un carro a buoi. A pochi chilometri dal paese ci sono le Terme di Sàrdara, con due moderni complessi curativi. A poca distanza i resti delle vecchie terme romane e le tracce della presenza dell’uomo sin da epoca eneolitica, come il nuraghe Arigau.

Giara di Gesturi © Ivan Sgualdini / comune.gesturi.vs.it

Non lontano si sviluppa la riserva naturale della Giara di Gesturi comprende il vasto altopiano basaltico e calcareo della Giara, contornato da pareti scoscese e irrorato da stagni temporanei. Nel parco si estendono rigogliosi boschi di querce da sughero, roverelle, lecci, olivastri e formazioni di macchia mediterranea.

La fama della zona è legata principalmente alla sua selvaggia e incontaminata bellezza, abitata da animali rarissimi. L’area è infatti frequentata dall’unico branco esistente in Italia e in Europa di cavalli selvatici meglio noti come “cavallini della Giara”. Di ridotte dimensioni, la loro origine è avvolta nel mistero, particolare che accresce il fascino di questi animali robusti e tranquilli.

Ma la Giara non è animata solo dal sontuoso galoppo dei cavallini: vi si trovano diversi cinghiali, lepri, anatre, beccacce, ghiandaie ed altri animali protetti, sull’altopiano infatti vige il divieto di praticare attività venatorie.

Su Nuraxi Barumini / Shutterstock.com

Una visita all’altopiano regala intense emozioni non soltanto per i suoi suggestivi abitanti, ma anche per lo splendore della sua configurazione naturale, in cui svettano Sa Zeppara Manna ed altri rilievi che interrompono l’andamento pianeggiante della sua superficie.

I vari paesi confinanti (Gesturi, Tuili, Setzu, Genuri, Sini, Gonnosnò, Albagiara, Assolo e Genoni) hanno aperto agili accessi per raggiungere la riserva naturale con qualsiasi mezzo di locomozione, ed hanno altresì realizzato aree di sosta in punti strategici per accogliere i visitatori.

L’area riveste un notevole interesse non soltanto per il suo patrimonio naturale, ma anche perchè ospita importanti monumenti archeologici come il protonuraghe di Bruncu Madugui ed il celebre nuraghe di Barumini, dichiarato dall’ patrimonio dell’umanità.

 

Luogo
Sardegna
Parole chiave
borghi, castelli, Sardegna

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