La Cappella di Teodolinda a Monza

“Osserva, tu che passi, come i volti appaiano vivi e quasi respirino...” – leggiamo sul muro della Cappella di Teodolinda, eretta nel XV secolo a Monza.

 

Sei anni di restauro e tre milioni di euro di investimenti ci sono voluti perché si potesse ammirare la pittura tardo gotica. È un fastoso ciclo pittorico dedicato alle gesta di Teodolinda, regina dei Longobardi e fondatrice della basilica. Composto da 45 scene distribuite in cinque registri sovrapposti.

La Cappella di Teodolinda / Foto: arte.it

È noto che ai fini di mettere in evidenza il successo Longobardo ai pittori Zavattari fu raccomandato l’uso dei più ricchi materiali possibili. Infatti, nelle pitture murali le punte dei giavellotti sono coperti di argento, le bardature dei cavalli sono dorate.

Gli affreschi sono esposti in ordine cronologico, qui si possono vedere scene come la richiesta di matrimonio fatta dal re Longobardo Autari a Teodolinda, la conversione al cattolicesimo del marito e del figlio di lei, la morte del marito (probabilmente avvelenato), nonché un gesto per quei tempi troppo azzardato – Teodolinda che osa offrire un bicchiere di vino a un fidanzato candidato, il che portò al secondo matrimonio.

Una curiosità – è solito che i re e i duchi scelgano come i loro simboli degli animali potenti e maestosi – leone, orso, bue… Invece, il simbolo di Teodolinda era una gallina! Un artista di corte ha sbalzato un gioco – una chioccia con 7 pulcini (si trova al Tesoro del Duomo di Monza), e il processo del portare quel capolavoro di oreficeria viene dipinto in un affresco.

Gli affreschi sono spesso corredati di relievi, sono così scrupolosi che perfino il prato del banchetto nozzeale sembra un ricamo di merletto.

In una scena è presente anche un dettaglio curioso – al banchetto nozzeale gli ospiti mangiano dei confetti, i quali assomigliano agli attuali confettini. Visto che questo “piatto” è quasi l’unico sulla tavola, gli studiosi concludono che i confetti all’epoca erano molto rari e costosi.

In un’ultima immagine del ciclo è bene in vista un’iscrizione d’avvertimento: “I Longobardi sono invincibili”.

La leggenda vuole che il nome della città di Monza sia legato alla regina Teodolinda. Lei aveva promesso di erigere un tempio a San Giovanni Battista e aspettava un’ispirazione divina che le indicasse il luogo più adatto. In sogno vide una colomba che si fermò poco lontano da lei e le disse “Modo” (qui); prontamente la regina rispose “Etiam” (sì) e la basilica sorse nel luogo che la colomba aveva indicato. Dalle due parole pronunciate dalla colomba e dalla regina venne il primo nome della città di Monza, Modoetia. Anche la presentazione del sonno della regina è anche dipinta nella Cappella.

Si entra nella Cappella solo con la guida, la quale dopo l’escursione apre uno scrigno speciale con dentro la preziosa Corona Ferrea. È proprio con questa sono stati incoronati re italiani. Secondo la leggenda nella Corona era stata inserita una reliquia cristiana – uno dei chiodi con i quali Cristo fu crocifisso.

 

Luogo
Lombardia
Parole chiave
arte, Monza

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