La Venarìa Reale di Torino

La Venaria Reale, grandioso complesso alle porte di Torino con 80.000 metri quadri di edificio monumentale della Reggia e 60 ettari di Giardini, beni adiacenti al seicentesco Centro Storico di Venaria ed ai 3.000 ettari recintati del Parco La Mandria, è un capolavoro dell’architettura e del paesaggio, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1997.

 

La reggia di Venarìa fu progettata dall’architetto Amedeo di Castellamonte. A commissionarla fu il duca Carlo Emanuele II che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese. Tra il 1699 e il 1713 il complesso di palazzo e giardini è riprogettato da Michelangelo Garove: in questa fase viene cancellato il giardino all’italiana seicentesco, e avviata la ristrutturazione dell’edificio, secondo l’aggiornato gusto francese. Il restauro dellla Reggia, iniziato nel 1998 è durato quasi 10 anni. Il monumento è stato riaperto al pubblico nel 2007.

L’edificio monumentale, vanta alcune delle più alte espressioni del barocco universale: l’incantevole scenario degli spazi seicenteschi con la Sala di Diana, l’eleganza della Galleria Grande con le musiche composte appositamente da Brian Eno, la solennità della Cappella di Sant’Uberto, opere settecentesche di Filippo Juvarra, le fastose decorazioni unitamente a Ripopolare la Reggia, il suggestivo allestimento sulla vita di corte di Peter Greenaway, rappresentano la cornice ideale del Teatro di Storia e Magnificenza, il percorso espositivo della Reggia sulla storia e l’arte sabauda che accompagna il visitatore lungo quasi 2.000 metri, tra piano interrato e piano nobile.

Il complesso è imponente: accedendo dall’entrata principale si viene accolti nella corte d’onore, nel centro della quale sorgeva una fontana detta del cervo, la facciata principale in intonaco con cornucopie conchiglie e frutti risulta sulla parte destra come “sfregiata” da una cesura di mattoni a vista che delimitano la parte seicentesca da quella settecentesca.

 

La Sala di Diana

foto © MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Il fulcro della Reggia di Diana è costituito dalla sala centrale omonima, alla quale si accedeva dopo aver percorso il cortile d’accesso e quello d’onore.
Di forma rettangolare, ricchissima di stucchi e rappresentazioni allegoriche tutte incentrate sulla caccia, la Sala di Diana sfoggia un triplice registro di decorazioni: dalla volta affrescata d’Olimpo, opera di Jan Miel, dove campeggia Giove che dona a Diana “delle cacce il sommo impero”, lo sguardo del visitatore può scendere a sette dei dieci enormi ritratti equestri dei duchi e della corte un tempo presenti, firmati da vari pittori a servizio ducale.

La vista può fermarsi infine sulle dieci tele del registro inferiore di Jan Miel, tutte sempre a tema venatorio (la Caccia al Cervo, alla Lepre, all’Orso, alla Volpe, al Cinghiale, la Morte del cervo, l’Andar al bosco, l’Assemblea, il Lasciar correre, la Curea).

 

La Gallera di Diana

foto © flickr.com

La parte sinistra del complesso presenta due torrioni con tetti detti alla “Mansart” ricoperti di Scandole, mattonelle pentagonali multicolori in ceramica, uniti da una Gran Galleria (detta la “Galleria di Diana”). Si tratta di un vero capolavoro dell’architettura del 700: l’armonia e le proporzioni conferite ai nuovi spazi, i sontuosi decori di stucchi, cornici della Galleria Grande hanno un impatto scenico straordinario. La Galleria è un’altezza al centro volta di circa 15 metri, una lunghezza di circa 80 metri ed una larghezza di 12 metri. Una delle sue peculiarità è lo splendore dei fasci di luce generati dalle 44 ampie finestrature e dai grandi 22 “occhi” (aperture ovali all’interno e rettangolari all’esterno) posti sulla volta che consentono un gioco di luci e penombre tali da esaltare la varietà degli infiniti decori e delle due esedre, suggestionando inesorabilmente i visitatori.

 

La Cappella di Sant’Uberto

foto © MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Insieme alla Galleria Grande, un altro capolavoro di Filippo Juvarra alla Venaria è la Cappella di Sant’Uberto, titolata al santo protettore dei cacciatori come rimando alla destinazione venatoria della residenza.

Voluta da Vittorio Amedeo II, fu iniziata nel 1716 e ultimata nel 1729. Juvarra concepì per la sacra struttura maestose volumetrie disposte intorno ad un impianto a croce greca smussata, con due grandi altari ai lati del transetto e quattro cappelle circolari all’interno e poligonali all’esterno, poste sulle diagonali.
Le numerose fastose decorazioni arricchiscono all’interno i sapienti contrasti di luce rendendo l’ambiente davvero unico.

Il vero “protagonista radioso” della Cappella è l’altare maggiore, opera di Giovanni Baratta, che si presenta come sospeso, quasi incorniciato dal fascio di luce che da sfondo al tabernacolo retto da angeli marmorei. L’altare si sviluppa in senso verticale collocandosi tra le due colonne centrali della conca realizzata dall’abside.
La luce, che entra dalle alte vetrate retrostanti, evidenzia la forma frastagliata dell’altare e ne moltiplica i toni e i colori.

 

Scuderie Juvarriane

Reggia di Venaria Reale, Scuderie Juvarriane, le Carrozze Regali © Toni Spagone / Realy

La Scuderia Grande Juvarriana – uno degli spazi architettonici più imponenti della Venaria e del barocco europeo – completa il percorso di visita della Reggia dedicato al Teatro di Storia e Magnificenza della dinastia sabauda.

 

Il Parco di Venaria e Giardino delle Sculture Fluide di Penone

foto © didatour.it

Il grande parco della Venaria rappresenta, infine, uno splendido esempio di giardino all’italiana, caratterizzato da una suddivisione geometrica degli spazi ottenuta con l’utilizzo di filari alberati e siepi, di sculture vegetali di varia forma ottenute con la potatura di cespugli sempreverdi, specchi d’acqua geometrici, spesso accostati ad elementi architettonici quali fontane e statue.

Sviluppato su un terreno che si estende per tre ettari, Il Giardino delle Sculture Fluide di Giuseppe Penone presenta alberi in bronzo, fontane e boschetti ed è strutturato sulla base del Giardino delle Fontane che Amedeo di Castellamonte aveva ideato per il parco della Reggia. Si compone di quattordici opere, realizzate tra il 2003 e il 2007, ed è pensato come un luogo sensoriale dove i vari materiali utilizzati (alberi, marmo, acqua, bronzo, pietra e granito) scandiscono il passaggio da una scultura all’altra, in un continuo stato di fluidità tra gli elementi, al fine di scoprire le analogie che legano i mondi minerale, vegetale e umano. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea.

La particolare conformazione del Parco basso della Venaria e la storia plurisecolare che si è venuta sedimentando nel corso dei secoli sono stati i riferimenti più immediati con cui Giuseppe Penone ha affrontato la specifica committenza. Egli ha avuto a disposizione un’area di circa cinque ettari suddivisa in riquadri precisi e situata a fianco della Reggia.

L’antico livello del Parco basso distrutto all’inizio del Settecento è stato ricostruito per ospitare, al di sotto, le centrali tecnologiche della Reggia. Occorreva tuttavia, e questo è certamente l’aspetto di maggiore originalità che i Giardini della Venaria propongono, restituire complessità a quegli ambiti del giardino seicentesco un tempo caratterizzati dall’intreccio della componente vegetale con un ricco apparato di sculture e di giochi d’acqua andati completamente perduti.

Apertura
Da martedì a venerdì 9-17; Sabato, domenica e festivi 9.30-19.30

Indirizzo
Piazza della Repubblica, 4 – 10078 Venaria Reale
Telefono: +39 0114992333
Email: [email protected]

Come arrivare

Venaria dista circa 10 chilometri dal centro di Torino.
L’aeroporto più vicino è lo Scalo aeroportuale “Sandro Pertini” di Caselle Torinese.
Si raggiunge in treno con la linea Torino Dora-Ceres (fermata Venaria, viale Roma).
In auto si raggiunge via tangenziale di Torino Nord, uscita Venaria o Savonera/Venaria.

foto nello slider © PerseoMedusa / Shutterstock.com

 

Luogo
Piemonte
Parole chiave
arte, Torino, Venaria Reale

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