Le fontane di Milano

Il rapporto di Milano con l’acqua non si mostra solo in quel che rimane dei Navigli e delle complesse opere idrauliche che l'hanno caratterizzata per secoli: parlano di questo stretto legame anche le fontane, i serbatoi, i musei tematici e gli impianti idrici disseminati nella città e poco conosciuti.

 

Fontana di Piazza Castello

Antistante la Torre del Filarete, porta centrale d’accesso al Castello Sforzesco arrivando da Via Dante, si apre l’omonima piazza che ha seguito nel tempo le stesse trasformazioni e ristrutturazioni del Castello.

Al suo centro si staglia un’imponente fontana, chiamata affettuosamente dai milanesi “turta di spus” per la sua forma che richiama quella di una torta nuziale.

Fu realizzata e collocata nella piazza per la prima volta alla fine degli anni Trenta come ideale raccordo tra largo Cairoli e il monumento sforzesco. La fontana venne salutata con favore dai cittadini e soprattutto dai turisti, poiché sedendosi sul bordo della grande vasca potevano farsi fotografare con lo sfondo della Torre del Filarete.

Nell’ultima guerra, durante l’oscuramento, la fontana che di notte era illuminata fu soppressa per motivi di sicurezza per poi riapparire nell’immediato dopoguerra con i suoi zampilli rinfrescanti durante la canicola estiva milanese. Le vicissitudini per questo monumento non erano finite: negli anni ’60 gli scavi della prima linea metropolitana (linea M1) la costrinsero ad un nuovo trasferimento, per poter realizzare la fermata MM Cairoli. I milanesi dimenticarono che la fontana fosse esistita e le sue strutture, smontate e riposte in un magazzino, divennero in poco tempo inservibili.

Nel marzo duemila il monumento è stato definitivamente ricollocato al suo posto dove continua ad essere un punto di incontro unico per milanesi e stranieri (famosa la frase “…ci vediamo di fronte alla fontana”).

 

I serbatoi dell’acqua potabile – Castello Sforzesco

All’interno di due torrioni circolari del Castello Sforzesco, quello est e quello sud, sono conservati due serbatoi dell’acqua potabile, collocati tra il 1896 e il 1904, e considerati importantissimi nell’ambito della rete idraulica milanese di inizio Novecento. A restaurare i torrioni e ad adibirli ad uso infrastrutturale, fu Luca Beltrami, l’architetto a cui venne affidata la ristrutturazione del castello.

Il motivo della loro costruzione risale alle numerose epidemie scoppiate in trent’anni dal 1870 al 1900 in Europa, oltre 600 più o meno gravi di cui il 70% causate dall’acqua. A Milano, il riuso dei torrioni del Castello Sforzesco come serbatoi di acqua potabile è strettamente collegato alla decisione di dotare Milano di un acquedotto, richiesto a gran voce dall’opinione pubblica.

Nel 1888 il Comune decise di utilizzare le falde acquifere sotterranee presenti in città e vennero costruiti i primi due pozzi al Parco Sempione, in prossimità dell’Arena, nelle vicinanze dell’attuale centrale di pompaggio denominata “Parco”. I risultati furono ottimi e si constatò, come previsto, che si trovavano falde molto ricche e che l’acqua era di ottima qualità.

Così nel 1896 fu decisa la costruzione di un serbatoio con capacità di 1200 metri cubi realizzato in ferro nel torrione est del Castello Sforzesco, mentre un serbatoio di cemento armato venne realizzato nel torrione sud.

 

Ago e Filo in Piazza Cadorna

In piazzale Cadorna, considerato uno snodo cruciale per il trasporto metropolitano e ferroviario della città, la scultura raffigura un gigantesco ago con un filo multicolore e un nodo finale che sbuca dalla fontana in un altro punto della piazza.

Ideata dai coniugi svedesi Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, l’opera fu inaugurata nel 2000 in piazzale Cadorna in occasione della ricostruzione della stazione ferroviaria omonima e dell’attigua piazza.

Legata alla realizzazione della scultura vi è una duplice simbologia: i tre colori (rosso, verde e giallo) rappresentano le tre linee metropolitane milanesi, l’ago e il filo sono un omaggio alla laboriosità milanese e al mondo della moda.

 

I bagni misteriosi al Parco Sempione

Sul retro del Palazzo dell’Arte che si affaccia sul Parco Sempione si può ammirare la composizione scultorea metafisica di Giorgio De Chirico. Realizzata nel 1973 in occasione della mostra “Contatto Arte / Città”, organizzata durante la XV Triennale di Milano, è tuttora visibile nella sua collocazione originale.

Si tratta di una grande vasca dalla forma sinuosa in cui vari elementi sono immersi nell’acqua metafisica dipinta a zig-zag sul fondo: una cabina su palafitta, una palla colorata a spicchi, due bagnanti visibili dalla vita in su, un cigno e un trampolino.

Esistevano anche un pesce, posizionato sul bordo della vasca e “Il sole e la sua ombra” appeso sulla facciata della Triennale.

Queste due sculture erano le uniche non a contatto con l’acqua metafisica e non sono più visibili perché rimosse dall’artista dopo la mostra.

La vasca osservata dall’alto ha la forma di uno stomaco: l’organo principale della digestione e sede del processo vitale di trasformazione del cibo in energia. Le forme superficiali e giocose, le dimensioni sfalsate degli elementi che compongono i Bagni Misteriosi lasciano l’osservatore estraniato e disorientato ma, seppur con il linguaggio ermetico tipico dell’arte metafisica, nascondono significati profondi.

Non tutti sanno che le statue dei due bagnanti attualmente nella vasca sono delle copie. Gli originali, poiché ritenuti più fragili, sono stati collocati nel Museo del Novecento e sono visibili dalla rampa di accesso alle collezioni.

 

Fontana dell’Acqua Marcia – Parco Sempione

In Via Elvezia, nel Parco Sempione proprio accanto all’Arena, “sopravvive” ancora oggi la caratteristica fontana che in dialetto milanese prende il nome de l’Acqua Marscia.

Foto: Flickr.com

Costruita tra il 1925 ed il 1928 dall’Arch. Ing. Amorosi, questa fontana godeva, in passato, del titolo di “toccasana per la salute”, grazie alle proprietà delle sue acque solforose che, nonostante l’acre odore, sembravano avere effetti benefici sulla salute.

Era ritenuta miracolosa per le vie urinarie e per le vie biliari, ideale per la digestione, la respirazione, la circolazione. Insomma una vera fonte di eterna giovinezza. Un tempo era normale vedere processioni di milanesi andare alla fontana a riempire bottiglie e fiaschi.

I documenti scientifici degli archivi del Comune dimostrano che l’acqua era ricca di minerali tra cui manganese e zolfo, ma dal 2000, con i nuovi standard sanitari, l’acqua è stata dichiarata “non potabile”.

Di forma ottagonale, la fontana è decorata sui fianchi da mascheroni, ovvero grandi maschere dai tratti grotteschi molto simili ad un viso umano deformato. Essa è sempre stata nel corso dei tempi un punto di ritrovo, dove i milanesi improvvisavano comizi e discussioni sulla politica e sull’amministrazione della città. Per questa ragione, e forse per la sua forma a montagnetta coperta di erba, era soprannominata “Montecitorio”.

 

Fontana delle Quattro Stagioni

La fontana, la più grande di Milano, è intitolata “Le Quattro Stagioni” per le 4 statue vicentine, ricalcate su originali del Settecento, che l’adornano. È situata al centro della piazza Giulio Cesare, nella zona dell’ex-Fiera Campionaria, ora quartiere CityLife.

Fu progettata e realizzata nel 1927 dall’architetto Renzo Gerla che la pensò ricca di zampilli attorno al getto centrale e decorata di statue e pigne lungo il perimetro.

Durante la seconda guerra mondiale, i bombardamenti aerei la danneggiarono gravemente e fu solo nel 1953 che la fontana venne riparata e completata con nuove sculture, a opera di Eros Pellini.

L’ultimo e più importante restauro si è concluso nell’ottobre del 2014, dopo un attento e approfondito progetto di recupero dell’Architetto Maria Grazia Tampieri.

La riqualificazione della Fontana è stato uno dei primi passi per rendere a misura d’uomo, non solo il quartiere di CityLife, ma anche le zone limitrofe.

 

Fontana del Piermarini in Piazza Fontana

Foto: Flickr.com

Una delle più affascinanti piazze di Milano, adiacente al Duomo, ospita al centro la prima fontana pubblica di Milano, voluta da Maria Teresa d’Austria. Fontana tanto importante che la piazza che la ospita ne ha preso il nome.

La fontana, progettata in stile neoclassico dall’Arch. Giuseppe Piermarini, fu inaugurata nel 1782, ha una struttura a tre vasche sovrapposte realizzate in granito rosa di Baveno.Al centro, da un alto pennacchio, sgorga acqua che scivola come una cortina di gocce nelle vasche sottostanti.

Sotto la conca più grande si riparano due statue di marmo di Carrara opera di Giuseppe Franchi. Si tratta di due belle sirene accovacciate su delfini dalle cui bocche escono due getti d’acqua. I fianchi esterni della vasca sono ornati con quattro mascheroni che “sputano” in quattro vasche circolari a pavimento.

La fontana già in origine recuperava l’acqua dal vicino fiume Seveso ma Piermarini incontrò non pochi problemi a causa delle pendenze insufficienti. Per questa ragione la fontana è collocata ad un livello inferiore rispetto al resto della piazza e lo zampillo centrale era prodotto grazie ad una potente pompa situata nella vicina Via delle Ore.
Le sirene della fontana sono amichevolmente chiamate dai milanesi “Le Teodolinde”.

 

Fontana “I Monti, i laghi, i fiumi di Lombardia” in Piazza San Babila

© Lucca Ticchiati / Flickr.com

Piazza San Babila è caratterizzata dalla presenza di una fontana realizzata nel 1997 dall’Arch. Luigi Caccia Dominioni. Una parte della fontana appare immediatamente a chi proviene da Corso Vittorio Emanuele II: un tronco di piramide di pietra rossa con un grande pomolo sulla cima.

Da qui sgorga l’acqua che scivola lungo le pareti levigate della montagna stilizzata e riempie la vasca rotonda sottostante. Verso il centro della piazza l’acqua ricompare in una grande vasca simile a un lago con una ringhiera per affacciarsi. Più avanti ci sono delle montagnette artificiali circondate da verde.

Nell’intenzione dell’architetto c’era la volontà di ricreare simbolicamente l’ecosistema lombardo con le acque che dalle montagne scorrono attraverso i grandi laghi fino alla pianura padana.

La fontana è realizzata con graniti provenienti dalla Val Masino, Val Gerla, Baveno e Montorfano come simbolo delle Prealpi, le montagne più vicine a Milano.

 

Fontana del Chiostro delle Rane – Santa Maria delle Grazie

In un angolo incantato e magico, sul retro della chiesa con accesso da Via Caradosso o dalla tribuna bramantesca, si trova il “chiostro delle rane” chiamato così a motivo della fontana circolare posta al centro e ornata da 4 ranocchie in bronzo poste sul bordo.

Ogni rana spruzza dalla bocca un piccolo getto d’acqua che finisce al centro della vasca. Il chiostro perfettamente quadrato risale alla fine del ‘400 ed è attribuito a Bramante che a quel tempo si occupava del progetto di sistemazione della tribuna di Santa Maria delle Grazie.

 

Le Vedovelle

Foto: Flickr.com

Le vedovelle sono le tipiche fontanelle pubbliche di Milano fatte in ghisa, dipinte di verde scuro, alte un metro e mezzo, larghe cinquanta centimetri.

Da una torretta a base quadrata marchiata con lo stemma del Comune di Milano e sormontata da un pignone spunta una testa di drago.

Il loro nome è dovuto all’incessante filo d’acqua che sgorga, simile al pianto perenne di una vedova inconsolabile. Distribuite su tutto il territorio del Comune di Milano ne sono attualmente in funzione circa 400.

Nel 2010 è stata realizzata la mappa delle vedovelle di Milano per poterle localizzare tutte. La più antica vedovella è quella che ancora oggi si può vedere in Piazza della Scala. La sua particolarità è quella di essere stata realizzata in bronzo anziché in ghisa come tutte le altre. Disegnata dall’Arch. Luca Beltrami che per la bocca a forma di drago trasse ispirazione da uno dei doccioni del Duomo, gli enormi scoli per l’acqua piovana dalle forme di mostri spaventosi visibili sui fianchi della cattedrale.
Gli abitanti di Milano usano dire: “andiamo a bere al bar del drago verde” perché il rubinetto ha proprio la forma di testa di drago…..ed è anche gratis!

 

Luogo
Lombardia
Parole chiave
Milano

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