I 10 palazzi più belli di Milano

Palazzi nobiliari commissionati da importanti e facoltose famiglie ci accompagneranno in questo itinerario.

Partendo dal centralissimo Palazzo dei Giureconsulti in piazza Mercanti, si prosegue con Palazzo Clerici, che conserva un affresco del Tiepolo, e con Palazzo Marino in piazza della Scala. Sempre nel centro storico troviamo Palazzo Belgioioso nella piazza omonima e Palazzo Bagatti Valsecchi, ispirato allo stile signorile del primo Rinascimento che ospita l’omonima casa museo. Segue una panoramica di stili architettonici: il secentesco Palazzo del

Senato, il neoclassico Palazzo Serbelloni, Palazzo Castiglioni, il primo edificio liberty di Milano e Palazzo Isimbardi, con il quale si conclude l’itinerario.

 

Palazzo dei Giureconsulti

Portico del Palazzo dei Giureconsulti © www.palazzogiureconsulti.it

L’edificio si affaccia su piazza Mercanti, considerato per secoli centro politico e amministrativo della città.

Il palazzo, la cui costruzione dura dal 1562 al 1654, presenta un elegante porticato ritmato da archi alternati a busti di imperatori. La prima pietra è posta Papa Pio IV Medici, che fonda nel XVI secolo il Collegio dei Nobili Dottori, Istituto di carattere amministrativo-giuridico che doveva formare senatori, giudici e capitani di giustizia.

Sulla facciata pregevole una statua di S.Ambrogio con a fianco un altorilievo che rappresenta Orfeo con la cetra.

Dal 1808 al 1901 il Palazzo ospita la prima Borsa Valori di Milano, mentre dal 1911 è sede della Camera di Commercio. Verso la fine degli anni ’80 vengono intrapresi importanti lavori di restauro che interessano il palazzo nella sua totalità. Oggi l’edificio, con i suoi 1700 mq è un vero e proprio centro polifunzionale, attrezzato sia per convegni, sia come location del design e della moda.

 

Palazzo Marino

Palazzo Marini / Shutterstock.com

Il Palazzo è commissionato dal conte Tommaso Marino, banchiere e mercante genovese, all’architetto Galeazzo Alessi nel periodo tra il 1557 e il 1563, quale residenza nobiliare per la sua famiglia. Alla morte del conte la famiglia subisce un profondo tracollo economico che culmina nel 1577 col pignoramento del palazzo da parte dell’amministrazione pubblica. Negli anni successivi lo Stato riesce a vendere il palazzo, in forte degrado, agli eredi del banchiere Omodei che lo restaurano in parte, ma non lo abitano. Il palazzo continua dunque a essere chiamato “dei Marino”. Nel 1781 lo Stato riacquista lo stabile e autorizza una serie di restauri sotto la supervisione del Piermarini.

All’indomani dell’Unità d’Italia (1861) l’edificio diventa la sede centrale del Comune. Ciò che si ammira oggi affacciato su piazza della Scala è il risultato di un importante restauro operato da Luca Beltrami nel 1892 e di quello effettuato subito dopo la fine dell’ultima guerra, per riparare i danni subiti durante i bombardamenti del 1943, soprattutto nel Salone Alessi.

A Palazzo Marino, a fianco delle attività proprie dell’Amministrazione Comunale, trovano spazio eventi culturali rivolti ai cittadini. Oltre alle sale già visitabili quali il Cortile d’Onore, Sala Alessi, Sala Marra, Sala del Consiglio Comunale, Sala dell’Orologio e Sala Giunta, sono previste in prossima apertura quattro nuove sale: delle Tempere, degli Arazzi, Trinità e Risurrezione, tutte completamente restaurate e pronte per essere ammirate.

 

Palazzo Clerici

Palazzo Clerici. Galleria degli Arazzi © designboom

La famiglia Clerici lo acquista e lo abita nel periodo che va dalla seconda metà del ‘600 alla fine del ‘700, consolidando così la propria influenza e potenza nel periodo della dominazione austriaca. In questi anni il palazzo è una delle dimore più lussuose della città.

Presenta una facciata dall’aspetto sobrio che contrasta con la ricchezza decorativa degli interni. La parte centrale della facciata è costruita in modo da rendere più agevole l’accesso delle carrozze all’interno del cortile. Lo scalone d’onore presenta, unico tra i palazzi milanesi, una serie di statue femminili vestite all’orientale.

Nel 1740, Giorgio Antonio Clerici affida a Giambattista Tiepolo l’incarico di decorare la volta della galleria di rappresentanza.

L’affresco di Tiepolo rappresenta “La corsa del carro del Sole” attraverso il cielo, abitato dalle divinità dell’Olimpo e circondato da creature terrestri che simboleggiano i continenti. La “boiserie”, che tappezza tutta la sala, costituisce la testimonianza dello sfarzo e della raffinatezza artistica raggiunti nel XVIII secolo in Lombardia nell’arte dell’intaglio.

 

Casa degli Omenoni

Casa degli Omenoni, particolare della facciata © Giovanni Dall’Orto

La casa è situata nella via omonima proprio dietro Piazza San Fedele. Il nome le deriva dagli otto “omenoni”, (grandi uomini) scolpiti sulla facciata da Antonio Abondio.

La costruzione del palazzo risale a Leone Leoni, scultore imperiale al servizio di Carlo V d’Asburgo e Filippo II di Spagna. L’artista, nominato scultore della Zecca di Milano nel 1542, acquistò la proprietà nel 1549 e nel 1565 avviò la costruzione dell’attuale palazzo, facendone la propria abitazione.

La facciata è composta da due piani e da un attico, di epoca posteriore. Al piano terreno troviamo gli otto colossali telamoni in pietra, che probabilmente rappresentano barbari sconfitti, ispirati alla Roma classica. Al di sopra delle loro teste sono indicate le stirpi alle quali appartengono. Al piano nobile colonne si alternano a nicchie e finestre cui nell’Ottocento furono aggiunti i balconcini. Nella zona centrale del fregio un rilievo allude al casato dei proprietari in particolare al loro carattere aggressivo. Nell’interno, restaurato dal Portaluppi nel 1929, un bel cortile a pianta rettangolare.

Questo palazzo è ancora sede di un esclusivo Circolo per soli uomini aperto nel 1901. Si tratta di un ritrovo per la più operosa borghesia e aristocrazia illuminata di Milano e dintorni: alle origini proprietari terrieri, avvocati, medici, ingegneri, industriali del tessile appassionati allo stesso modo di impresa e di sport, eleganti ed esigenti gentiluomini membri delle famiglie più influenti tra cui Turati, Pirelli, Sforza, Agnelli, Moratti e Tronchetti Provera.

 

Palazzo Belgioioso

Facciata principale del Palazzo Belgioioso © klausbergheimer

Palazzo Belgioioso, ispirato alla Reggia di Caserta, è un edificio caratterizzato da eleganza, stile e rigore ed è considerato, insieme al Teatro alla Scala, una delle migliori espressioni dell’architettura neoclassica a Milano. Fu realizzato nel 1787 da Giuseppe Piermarini per il principe Alberico XII di Belgioioso d’Este.

La facciata, la cui sontuosità risponde ai propositi di grandezza del committente, presenta un rivestimento caratteristico dell’architettura rinascimentale (bugnato) sul quale si impostano i due ordini superiori. Quattro colonne giganti dominano la parte centrale, eleganti bassorilievi con simboli araldici sormontano le tante finestre.

Di particolare valore è lo scalone decorato con classici vasi a calice.

Le decorazioni originali dell’interno sono state progettate dal Piermarini ed eseguite da artisti neoclassici del periodo. Al piano nobile, oltre alla cappella di palazzo, c’è la “cipriera”; piccola stanza da toilette dove i nobili si facevano incipriare la parrucca.

Alberico XII di Belgioioso d’Este fu un importante collezionista di libri e opere d’arte e fece di questa casa un salotto culturale frequentato da illustri artisti e letterati dell’epoca, tra cui spiccano i nomi di Parini e Foscolo.
Da una ventina d’anni è proprietà privata e non è visitabile.

 

Palazzo Museo Bagatti Valsecchi

Museo Bagatti Valsecchi. Camera del Letto Valtellinese © museobagattivalsecchi.org

Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi a partire dagli anni ottanta del XIX secolo decisero di ristrutturare la dimora di famiglia, posta tra via Gesù e via Santo Spirito, ispirandosi alle abitazioni signorili del Cinquecento lombardo. Un progetto curioso per due avvocati milanesi dell’800 che inaugurarono nel 1883 il palazzo e arredarono tutte le stanze della casa con oggetti antichi raccolti, oltre che per passione, per poter realmente godere dello stile di vita dell’epoca. I due fratelli condivisero riti e mondanità della società milanese e diventarono presto un punto di riferimento per i collezionisti e l’alta borghesia del tempo

Dopo la morte di Fausto e di Giuseppe la Casa continuò a essere abitata dai loro eredi sino al 1974. Fu in quell’anno che Pasino, uno dei figli di Giuseppe, decise di costituire la Fondazione Bagatti Valsecchi, alla quale donò il patrimonio delle opere d’arte raccolto dai suoi avi. Vent’anni dopo, nel 1994, apriva al pubblico il Museo Bagatti Valsecchi.

Il museo Bagatti Valsecchi fa parte del circuito delle Case Museo di Milano. Un sistema museale cittadino nato nel 2008 con lo scopo di promuovere il patrimonio culturale e artistico milanese attraverso la storia dei suoi personaggi e conservato all’interno di ambienti unici.

La residenza è oggi una delle case museo meglio conservate d’Europa e conserva al suo interno preziosi cimeli e opere quattro-cinquecentesche in parte originali e in parte imitazioni realizzate da grandi artisti.

 

Palazzo del Senato

Facciata principale del Palazzo del Senato © Shutterstock.com

L’origine del palazzo risale al 1608 quando il cardinale di Milano, Federico Borromeo, volle erigere la nuova sede del collegio elvetico. Il progetto fu inizialmente assegnato a Fabio Mangone e vent’anni dopo subentrò Francesco Maria Richini. Negli anni successivi il palazzo fu adibito a sede di vari governi; prima quello austriaco, poi quello della Camera Bassa della repubblica Cisalpina per diventare nel 1805, con la nascita del Regno d’Italia, sede del Senato.

Il palazzo è in stile barocco: la facciata è decorata con finestre sormontate da timpani triangolari e curvi rispettivamente al primo e al secondo piano. All’interno dell’edificio si trovano due grandi cortili, composti da un doppio ordine di logge: una soluzione quasi unica nel panorama dei palazzi milanesi dell’epoca per cui non mancarono apprezzamenti anche nei documenti dell’epoca.

Già nel 1860 è un celebre direttore generale degli archivi di Lombardia, Luigi Osio, ad individuare nel palazzo che era stato sede del Collegio Elvetico e poi sede del Senato napoleonico, il luogo adatto per custodire i numerosi documenti raccolti in diversi edifici della città per metterli a disposizione di studi e ricerche in una sede appropriata.

Con un lungo lavoro che si conclude nel 1886 vengono trasferiti nel palazzo tutti gli archivi precedentemente depositati in varie sedi cittadine e nasce l’attuale Archivio di Stato di Milano.

 

Palazzo Serbelloni

Palazzo Serbelloni. Sala napoleonica © Fondazione Serbelloni

Nel 1756 il duca Gabrio Serbelloni acquista una nuova casa lungo il naviglio di San Damiano con l’idea di costruire un palazzo rappresentativo della propria posizione sociale, di grande dimensione, dotato di ampi saloni di ricevimento, scalinate, dalla facciata imponente. E’ proprio grazie all’idea di costruire in questa zona, all’incrocio tra due delle principali vie di comunicazione della città che si avvia in contemporanea il rinnovamento del Borgo di Porta Orientale, fino ad allora composto soprattutto da cascine, orti e conventi. L’incarico della realizzazione del progetto viene affidato a Simone Cantoni il quale inizia i lavori nel 1774. Questi però subiscono varie interruzioni per alcuni anni: lavori esterni ed interni del palazzo proseguono lungo tutti gli anni ’80, parallelamente ai grandi lavori sul corso di Porta Orientale che vedono sorgere i Giardini pubblici, i Boschetti e i nuovi Caselli daziari.

L’elemento di spicco della facciata neoclassica è sicuramente il loggiato centrale: un grandioso timpano corona la loggia, in cui si notano i bassorilievi in stucco, realizzati da Francesco Carabelli, raffiguranti episodi della vita di Federico Barbarossa. Visibile dall’esterno è l’atrio del palazzo, affrescato a trompe-l’oeil, mentre non è più possibile trovare lo scalone monumentale, distrutto dai bombardamenti assieme al salone da ballo. Il palazzo attualmente ospita convegni e altre manifestazioni nella sala detta “napoleonica”, adeguatamente ristrutturata dopo i bombardamenti del 1943.

Oggi il Palazzo è di proprietà della Fondazione che oltre a consentire visite, previo appuntamento, gestisce vari eventi di carattere culturale e di moda.

 

Palazzo Castiglioni

Facciata principale del Palazzo Castiglioni © Unione Commercianti di Milano

Palazzo Castiglioni è commissionato nel 1900 dall’ingegnere Ermenegildo Castiglioni all’architetto Giuseppe Sommaruga. La scelta di Corso Venezia, tra palazzi settecenteschi e neoclassici, riflette la volontà della borghesia di creare una frattura con il passato grazie all’art nouveau – che in Italia prende il nome di liberty – movimento artistico che, con declinazioni diverse, interessa le arti applicate e l’architettura.

Il palazzo si snoda su tre piani con due facciate: la principale è rivolta verso corso Venezia, l’altra verso via Marina. La prima si basa sul contrasto tra il liscio delle superfici a intonaco, lo scabro della pietra e il disegno vivace delle decorazioni e dei ferri. La seconda propone mattoni rossi, logge vetrate e ringhiere in ferro battuto.

Per quel che riguarda le opere in ferro, vanno ricordate la “lampada delle libellule” di Alessandro Mazzucotelli, che si trova nell’atrio e la balaustra dello scalone a due rampe. Entrambe sono tra le poche parti originali sopravvissute. Anche la Sala dei Pavoni, con stucchi e particolari decorativi del soffitto che riprendono il tema degli omonimi animali, è rimasta intatta dopo il bombardamento del ’43.

Le due statue femminili che decorano il portale d’ingresso, realizzate dallo scultore Ernesto Bazzaro, scatenano, fin dall’inaugurazione, accese polemiche a causa della loro nudità, tanto da costringere il committente a rimuoverle. Le due opere vengono poi ricollocate sul fianco della villa Luigi Faccanoni.

 

Palazzo Isimbardi

Cortile del Palazzo Isimbardi © modaeventiexpo.it

Il marchese Gian Pietro Camillo Isimbardi, che ricopre incarichi politici nella Milano napoleonica, trasforma Palazzo Isimbardi nella seconda metà del ‘700, in un centro di studi e di raccolte scientifiche. Nel 1817, i fratelli Alessandro e Luigi Isimbardi intraprendono opere di consolidamento e ristrutturazione dell’edificio, che coinvolgono sia parti esterne (balconcini, facciate) sia interne (sale, salotti e gallerie). L’aspetto attuale lo si raggiunge a fine ‘800, quando si sopraelevano le due ali laterali di un piano, modificando l’aspetto settecentesco, e sono introdotti due balconcini laterali per equilibrare quello barocco centrale.

Nel 1935 il palazzo viene acquistato dalla Provincia di Milano che, grazie ai lavori di restauro dell’architetto Ferdinando Reggiori, recupera il cortile cinquecentesco originario e il sottoportico, con motivi ornamentali vegetali e architettonici.

Nel 1940 Giovanni Muzio aggiunge all’antica costruzione un nuovo edificio con la torre, i portali colonnati, e i pannelli scultorei realizzati da Ivo Soli. Il nuovo palazzo è inaugurato il 24 ottobre 1942; circa mezz’ora dopo l’inaugurazione, su Milano si scatena il primo bombardamento che frantuma i vetri di tutte le finestre. A seguito di questi bombardamenti e di quelli del 1943, si rendono necessari altri lavori di ricostruzione che si protraggono fino al 1953.

Palazzo Isimbardi è visitabile all’interno: possiede un’importante collezione aperta al pubblico di opere ottocentesche e “La sala della Giunta”, visitabile su richiesta, ospita un importante affresco del Tiepolo.

 

Luogo
Lombardia
Parole chiave
architettura, arte, itinerario, Milano

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