Tre muse dei grandi pittori italiani

Si sa che molti artisti hanno muse che li ispirano a creare capolavori. Abbiamo deciso di tracciare la vita di tre donne che hanno avuto una grande influenza sull’arte di Botticelli, Raffaello e Boccioni.

 

Simonetta Vespucci

Sandro Botticelli (Jacopo del Sellaio?) Ritratto di signora, 1480—1485, Städel Museum, Frankfurt

Simonetta Vespucci visse una vita breve ma vibrante. Suo marito era un lontano cugino di Amerigo Vespucci, mentre il suo amante, Giuliano Medici, era il fratello minore del signore di Firenze, Lorenzo il Magnifico. L’aspetto di Simonetta fu più volte immortalato da Sandro Botticelli, che dipinse il suo amore segreto mai condiviso sulle sue tele più famose: basta menzionare la “Nascita di Venere” o la “Primavera”. Inoltre la dipingeva dalla memoria: Simonetta, infatti, morì di tisi polmonare all’età di 23 anni.

34 anni dopo la sua morte, Botticelli fu sepolto letteralmente ai suoi piedi: nella chiesa di Ognissanti a Firenze, come aveva voluto nel suo testamento. Ma anche qui il suo desiderio di essere più vicino alla sua musa svanì: una delle devastanti alluvioni dell’Arno, infatti, fece disperdere i resti di Simonetta.

 

Fornarina (Margherita Luti)

Raffaello Sanzio, La Fornarina, 1518—1519, Palazzo Barberini, Roma

Margherita Luti, la famosa musa di Raffaello, per via del mestiere del padre, era nota come la Fornarina. Visse nel quartiere romano di Trastevere, in via Santa Dorotea. Secondo Giorgio Vasari, il pittore la vide per la prima volta nuda mentre faceva il bagno nel Tevere. La leggenda narra che Raffaello, prima indifferente ai piaceri carnali, desiderò tanto la sua costante presenza che minacciò persino di abbandonare i lavori sugli affreschi di Villa Farnesina se la ragazza non fosse subito stata portata da lui.

Fornarina rimase l’amante e la modella di Raffaello fino alla morte del pittore, che, a proposito, avvenne tra le sue braccia. La musa può essere individuata in capolavori come la “Fornarina”, la “Velata”, la “Madonna della Seggiola”, il “Trionfo di Galatea” e la “Madonna Sistina”. Secondo una versione, dopo la morte del pittore, Margherita si ritirò al monastero di Sant’Apollonio. Un’altra versione sostiene che, al contrario, la donna non fosse mai stata troppo fedele e successivamente sia diventata una nota cortigiana.

 

Cecilia Forlani

Boccioni la madre

Umberto Bocciomi, la madre, 1907, GAM, Milano

Umberto Boccioni, artista, scultore, esponente di spicco del futurismo italiano, la cui opera “Forme uniche di continuità nello spazio” del 1913 è rappresentata sulla moneta da 20 centesimi di euro, aveva una musa completamente diversa. Nel corso degli anni, dipinse infatti ritratti di sua madre, Cecilia Forlani, in diverse pose: seduta e sdraiata, da davanti e da dietro, di profilo e di fronte, semi vestita e con abiti eleganti, lavorante all’uncinetto e malata nel suo letto. Monumentale, premurosa, accogliente, protettiva, comprensiva: il prototipo di una vera madre attraverso la quale è chiaramente tracciata l’evoluzione tecnica e stilistica dell’artista. Sfortunatamente, la donna era destinata a sopravvivere a suo figlio, che morì prematuramente a causa della caduta da un cavallo prima della Prima guerra mondiale.

 

Parole chiave
arte, storia

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