Cannonau, Vermentino e gli altri vini della Sardegna

 

Vermentino

Giunto in Sardegna dalla Corsica che a sua volta lo accolse dalla Spagna, il Vermentino sardo si distingue in “Vermentino di Sardegna DOC” e “Vermentino di Gallura DOCG” (unico vino sardo con la denominazione DOCG): fu infatti Santa Teresa Gallura la località in cui iniziò la produzione di questo vino bianco, di qualità alcolica e profumata. I marchi DOC e DOCG certificano l’origine e la qualità del vino.

Vermentino di Sardegna / Shutterstock.com

Il Canayli, il Funtanaliras, il Mavriana, il S’èleme, il Giogantinu, il Piras, l’Hisony, i Graniti e il Sienda sono alcuni tra i vermentini che hanno ricevuto la certificazione DOCG. Si tratta di un vino bianco, con aspetto paglierino dai leggeri riflessi verdognoli, caratterizzato da un bouquet fruttato e floreale. Il Vermentino di Sardegna è caratterizzato da sentori di acacia, quello di Gallura riporta ai fiori di campo. La gradazione alcolica varia dai 10,5% vol. di quello di Sardegna ai 12% vol. del Vermentino di Gallura. Da consumarsi giovane, a una temperatura compresa tra i 6 e gli 8°C, il Vermentino di Sardegna si abbina ad antipasti, primi piatti dai sapori delicati, pesci, zuppe di mare, conchiliacei e crostacei senza cotture elaborate; ad una temperatura di 8-10°C, il Vermentino di Gallura si accompagna a gusti decisi: antipasti, primi piatti, pietanze a base di pesce anche con condimenti elaborati.

 

Cannonau

Con un nome che richiama lo spagnolo Canonanzo di Siviglia, il Cannonau proviene da un vitigno diffuso nell’intero territorio regionale cosicché la specifica origine viene segnalata da alcune sottodenominazioni, quali Jerzu, Nepente di Oliena o Capo Ferrato. Ma le zone di maggiore produzione sono l’Ogliastra, la Baronia, la Barbagia, il Mandrolisai.

Cannonau / Shutterstock.com

 

Il vino prodotto è rosso rubino, tendente al granata, caratterizzato da un bouquet intenso, ampio, fragrante, da un gusto secco, di buon corpo, morbido. La gradazione alcolica varia a seconda della zona di produzione, ma non è comunque mai inferiore ai 12,5% vol. Normalmente invecchiato per 2/6 anni, va consumato a temperatura ambiente tra i 18 e i 20°C e si accosta piacevolmente con i piatti di carni rosse, come la cacciagione e la selvaggina, ma non disdegna i forti sapori dei classici pecorini prodotti in Sardegna, come il Fiore sardo o il Pecorino romano.

Ne scrisse anche Gabriele D’Annunzio nella sua prefazione ad Osteria di Hans Barth: “Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso!… Io non lo conosco se non all’odore; e l’odore, indicibile, bastò a inebriarmi”.

 

Carignano del Sulcis

Giunto in Sardegna dalla Spagna, dove venne introdotto fin dal XII secolo, il vitigno del Carignano è stato diffuso in tutta l’Isola ma è coltivato soprattutto nelle coste del Sulcis e dell’Iglesiente, terre privilegiate per la coltura, insieme al Sarrabus e al Sinis. A Sant’Antioco si trova la cantina più antica da cui escono vini di eccellenza, la più giovane invece si trova a Sant’Anna Arresi che vanta anch’essa di una produzione di vini di successo. La cantina di Santadi , da anni inserita nei più importanti mercati internazionali, può vantare vini di eccellenza premiati con riconoscimenti di grande qualità.

Carignano del Sulcis / Shutterstock.com

Il marchio DOC distingue due varietà: rosso e rosato. Il primo è rosso rubino brillante, tendente al violaceo, caratterizzato da un bouquet fruttato, un gusto secco, caldo, con una media acidità; il rosato ha un colore rosa pallido con riflessi viola, caratterizzato da un bouquet floreale, un gusto secco. La gradazione alcolica varia fra i 12-13% vol. Il Carignano del Sulcis si accosta piacevolmente, nel tipo rosso, agli antipasti di terra, ai primi piatti elaborati, agli arrosti e ai formaggi stagionati; nel tipo rosato, alle carni magre e bianche. Entrambi vanno consumati ad una temperatura tra i 18 e i 20°C.

 

Luogo
Sardegna
Parole chiave
vino

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