10 ragioni per visitare il Piemonte

 

1. Ammirare Torino dalla cima della Mole Antonelliana

La Mole Antonelliana è il simbolo della città di Torino. Concepita nel 1873 come sinagoga, da progetto doveva raggiungere un’altezza di 47 metri, ma durante i lavori l’estro dell’architetto Alessandro Antonelli prese il sopravvento, facendola svettare per la bellezza di 167 metri sulla città: l’edificio divenne così proprietà cittadina.

Un ascensore panoramico trasparente attraversa l’intera struttura dall’interno fino alla terrazza panoramica, dalla quale è possibile godere di una bellissima vista panoramica di Torino dall’alto e delle Alpi; durante la salita si ammira inoltre l’interno del Museo del Cinema, allestito all’interno della Mole, e uno dei musei più belli della città: la sua cineteca proietta ogni giorno grandi classici, più o meno conosciuti.

2. Assaggiare il Barolo e Barbaresco

Barolo e Barbaresco sono i grandi rossi di Langa e di sicuro fra i vini italiani più famosi nel mondo. Alla base di entrambi è lo stesso vitigno, il Nebbiolo, ed è quasi magia scoprire come vini che arrivano dallo stesso luogo, invecchiano per il medesimo tempo e nello stesso tipo di contenitore, si esprimano poi in modi diversi e particolari.

3. Partecipare alla battaglia delle arance al Carnevale d’Ivrea

Uno dei carnevali più famosi d’Italia si tiene a Ivrea, cittadina vicino a Torino: e la battaglia delle arance è il suo momento più noto, anche se poco conosciuta è la sua origine. La tradizione fa discendere il “getto” delle arance da quello dei fagioli, che era tradizione medievale: nel giorno dell´Assunta il feudatario locale concedeva al popolo l’uso gratuito del forno, regalando famiglie inoltre a ogni famiglia una pentola di fagioli. Questo non bastava certo a far dimenticare il pessimo modo di governare: e un anno i popolani gettarono i fagioli per le vie in segno di protesta. Il gesto divenne un’usanza carnevalesca, continuata coi fagioli, poi con le arance.

Si fronteggiano otto squadre, ciascuna con il suo costume e la sua storia. Il Generale e la Mugnaia sono i personaggi più importanti; i tiratori, chiamati “arancieri”, sono appostati sui balconi oppure su carri tirati da due o quattro cavalli, e hanno il viso coperto da una maschera: rappresentano le guardie del signore medievale, e si scontrano con gli arancieri a piedi, che rappresentano il popolo che protesta, a viso scoperto.. La sera del martedì grasso, infine, l’ultimo atto: sulle piazze si dà fuoco agli scarli, alte antenne di legno con in cima una bandierina.

4. Visitare la Reggia della Venaria Reale

La Reggia di Venaria è una delle principali mete turistiche piemontesi. Sorta a metà Seicento come residenza di caccia di Carlo Emanuele II, la sua ideazione fu affidata ad Amedeo di Castellamonte, che fece del centrale Salone di Diana uno snodo ideale fra palazzo e giardini. Vittorio Amedeo II chiamò a lavorarvi prima Garove e poi Juvarra, che vi costruì alcuni dei suoi capolavori: la Galleria Grande, la Cappella di Sant’Uberto e il complesso costituito dalla Scuderia Grande e dalla Citroniera. In seguito Benedetto Alfieri vi realizzò il Rondò con le statue delle Stagioni.

Nel 2007, la Reggia è stata restituita alla fruizione del pubblico, dopo otto anni di restauri. Visitare oggi la Reggia di Venaria significa ammirare opere provenienti dalle collezioni di altre residenze sabaude, fruire di mostre temporanee di respiro internazionale, passeggiare nei ricostruiti Giardini all’italiana, lasciarsi stupire dalla magnificenza dell’architettura barocca, dalle installazioni video di Peter Greenaway e dalle sculture di arte contemporanea che animano il “Giardino delle sculture fluide” di Giuseppe Penone.

5. Assistere al Palio di Asti

Ogni anno, la terza domenica di settembre ad Asti si corre il Palio più antico d’Italia: il Palio di Asti. La giornata di festa incomincia con la benedizione dei cavalli e fantini, seguita da un’affascinate esibizione degli Sbandieratori, e nel primo pomeriggio dallo sfarzoso Corteo Storico composto da oltre 1200 figuranti rigorosamente in costume d’epoca.

Al termine del Corteo Storico ha inizio la corsa, e per i ventuno partecipanti incomincia una sorta di “terribile agonia” che dura per tutto il tempo di ognuna delle tre batterie e della finale. Sette cavalli al canapo per ogni contesa, e nove per la finale con migliaia di borghigiani che sperano, tutti, nel miracolo della vittoria – o di rifarsi l’anno successivo.

6. Cercare il tartufo di Alba

Il tartufo bianco d’Alba è il tesoro nascosto nei boschi delle Langhe, una prelibatezza famosa in tutto il mondo che attira ogni anno migliaia di visitatori. Cibo degli dèi nei miti antichi, vizio dei re nella storia, il tartufo è da sempre avvolto nel mistero: cresce spontaneamente sottoterra e la sua ricerca è una sfida emozionante.

Affettato in sottili lamelle, accompagnato dai famosi vini piemontesi, il tartufo bianco d’Alba dona un inconfondibile aroma ai piatti tipici langaroli (i famosi “tajarin” piemontesi – tagliolini al tartufo) come nessun altro fungo al mondo. Andare per boschi alla ricerca del tartufo, sia esso bianco o nero, è senz’altro una delle esperienze emozionali più intense che il territorio delle Langhe e del Roero può regalare.

 

7. Sciare in Val di Susa

Sono le Alpi dell’Alta Val Susa e Chisone il tempio dello sci alpino torinese, palcoscenico delle Olimpiadi invernali del 2006; oltre 500 km di piste si intrecciano lungo pendii mozzafiato, vallette immacolate e plateau baciati dal sole, con differenti gradi di difficoltà che accontentano sia i principianti sia i discesisti più esperti.

Gli impianti di risalita, rinnovati per accogliere la grandiosa kermesse internazionale, hanno puntato su rapidità e sicurezza, mentre l’innevamento programmato consente una copertura perfetta delle piste anche nelle stagioni meno fortunate. Completano l’offerta scuole di sci di altissimo livello, aree riservate ai bambini, strutture e servizi per soddisfare qualsiasi necessità o capriccio.

 

8. Assaggiare i gianduiotti

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Il gianduiotto o giandujotto (in piemontese giandojòt) è il cioccolatino simbolo della città di Torino. Erano gli anni del blocco continentale indetto da Napoleone; il prezzo del cacao era diventato proibitivo., e bisognava ridurne le dosi nell’impasto del cioccolato. Michele Prochet ebbe un’idea: aggiungere al cacao un prodotto locale, di facile reperibilità e molto più economico: la nocciola delle Langhe, la Tonda gentile. Da quell’intuizione geniale, nel 1865, è nato il gianduiotto, allora chiamato “givù”, che in dialetto piemontese significa “bocconcino”. Poi… Era il carnevale del 1866 e per le vie di Torino sfilava il tradizionale corteo mascherato. Un attore vestito da Gianduia, una maschera popolare piemontese, pensò di offrire alla folla manciate di quei cioccolatini che da qualche mese si vendevano in città, dando a Caffarel e Prochet un’idea che avrebbe fatto la loro fortuna: dare ai cioccolatini il nome della maschera piemontese, trasformandoli per sempre nel più sfizioso simbolo di Torino.

 

9. Apprezzare le Isole Borromee sul Lago Maggiore

L’arcipelago delle Isole Borromee è situato a metà del lago Maggiore, nell’area chiamata Golfo Borromeo, che vede contrapposte Stresa e Pallanza. Nel XIV secolo i Borromeo, i potenti signori locali originari di Firenze, divennero proprietari delle isole e iniziarono così la loro trasformazione creando palazzi e giardini, un patrimonio di una bellezza che lascia senza fiato. Tutt’ora la famiglia possiede ancora l’Isola Bella e l’Isola Madre, oltre a due scogli conosciuti come Castelli di Cannero, dove sono presenti le rovine di due fortificazioni medioevali.

Le Isole Borromee comprendono tre isole vere e proprie (l’Isola Madre, la più grande, l’Isola Bella, dedicata da Carlo III Borromeo a sua moglie Isabella, l’Isola dei Pescatori, così chiamata per la principale attività da sempre qui praticata), un isolino, quello di San Giovanni, posto proprio davanti a Verbania e un isolotto, la Malghera, poco più di uno scoglio disabitato. Agevolmente raggiungibili dai principali porti, le Isole Borromee sono una destinazione irrinunciabile per ogni visitatore del Lago Maggiore.

10. Godere delle acque termali di Acqui Terme

Acqui Terme una vera e propria oasi del respiro, incontaminata dal punto di vista ambientale, ricca di parchi e giardini e di percorsi naturalistici che facilitano il recupero ottimale della funzionalità respiratoria con un’acqua termale unica in Europa. L’acqua delle sorgenti termali acquesi (“Bollente”, “Del lago”, “Acqua marcia”) che sgorga tra vapori sulfurei nel cuore antico della città di Acqui e di là da Bormida, in zona Bagni, è la stessa caduta come pioggia e neve sulla dorsale appenninica che separa la valle Orba dalla valle Erro, ad un’altezza media di circa 1.000 metri, più o meno 70 anni fa.

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Piemonte
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