I bunker italiani

Durante e dopo la seconda guerra mondiale, e al culmine della guerra fredda, in molte città, montagne e terre desolate in Italia apparvero i bunker.

 

Progettati per garantire, sotto strati di terra e cemento armato, la sicurezza dei membri delle famiglie reali, dei politici e dei dittatori, non sorprende che fossero dotati di ogni comfort, da ventilazione, riscaldamento e aria condizionata, a fognature e sale conferenze. Nella costruzione dei bunker furono coinvolti i migliori ingegneri dell’epoca; ancora oggi, molti di loro rimangono inaccessibili, ma alcuni sono aperti al pubblico. Scopriamo quali?

 

Il bunker di Vittorio Emanuele III

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Questo rifugio antiaereo di lusso con tutti i comfort e cinque porte blindate, nascosto nei fitti boschetti del Parco di Villa Ada a Roma, è rimasto inaccessibile al pubblico per 70 anni. Il bunker fu costruito nel periodo 1940-1942 per la famiglia reale della dinastia sabauda, nel territorio della loro residenza nella Capitale. Per rimetterlo in ordine dopo l’abbandono, ci sono volute più di 3 mila ore di lavoro. Al suo ingresso è rimasta una vecchia scritta: “La politica non violi questo luogo, da qui esca solo la storia”. Ora il bunker è visitabile con le guide dell’associazione “Roma Sotterranea”.

Il bunker Mussolini

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L’ultimo bunker del Duce si trova nel cuore di Roma, proprio sotto Palazzo Venezia, dove abitava Benito Mussolini e dal cui balcone teneva i suoi discorsi appassionati al popolo. Nel rifugio segreto del dittatore, che si estende per una superficie di 80 metri quadrati ed è circondato da muri in cemento armato spessi più di 2 metri, non ci sono più né elettricità, né ventilazione, perché dopo la guerra fu abbandonato. Questo luogo segreto è stato scoperto quasi per caso solo nel 2010, quando, durante dei lavori di ristrutturazione, è stato spostato un portello di legno. Tuttavia, questo non è l’unico rifugio che il Duce si era costruito. Nel parco di Villa Torlonia, a quota 33 metri sotto il livello del mare, si trova un altro bunker, periodicamente aperto per mostre e visite guidate, ben più ampio: con i suoi 475 metri quadri, è quasi un palazzo.

 

Il bunker Soratte

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C’è un bunker a 45 km dalla Capitale, dove si è svolto uno dei capitoli più importanti della storia italiana. Il monte calcareo del Soratte nella Valle del Tevere, nei pressi del comune di Sant’Oreste, nasconde dentro di sé tre grotte di origine carsica, comunicanti tra loro e di grande interesse speleologico. Ma oltre alle grotte naturali, nel 1937 iniziò qui la costruzione di una serie di tunnel progettati per servire come rifugio antiaereo per l’Alto Comando Supremo dell’esercito in caso di guerra. Si tratta, in totale, di 4 km di gallerie, che nel dopoguerra fungevano da bunker antinucleari, in caso di ipotetico attacco nucleare a Roma. Nel tempo la struttura è stata abbandonata e solo due decenni fa è stata restaurata e aperta al pubblico. Prima della pandemia, nel bunker venivano organizzate delle passeggiate domenicali e anche notturne.

 

Il bunker di Breda

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A nord di Milano ci sono diversi bunker, più precisamente rifugi antiaerei per piloti e operai. Pertanto, qui non c’erano affatto comodità: le porte del bunker dividevano lo spazio in scomparti, ognuno poteva accogliere 40 persone per un massimo di 3 ore, dopodiché l’ossigeno si esauriva. Distribuivano solo una candela ogni 10 persone: potete solo immaginare quanto fosse buio e spaventoso sottoterra durante i bombardamenti. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, i bunker furono abbandonati. Gli accessi ad essi furono ricoperti di erbacce e questi luoghi furono destinati temporaneamente all’oblio, fino a quando un ritrovamento accidentale li restituì agli amanti della storia. Le autorità metropolitane vi hanno poi individuato il luogo ideale per installazioni, spettacoli, concerti e proiezioni di film.

 

Il bunker “Opera-1”

bunker

Lungo i confini settentrionali dell’Italia fu scavato un numero incredibile di bunker. Nel solo Trentino Alto Adige, dal 1938 al 1942, furono costruiti cinquanta giganti del cemento tra le città di San Candido, Sesto e Dobbiaco. I rifugi blindati si trovavano vicino a strade o ponti, camuffati da magazzini, ricoperti da finti covoni o cumuli di pietre. Per la maggior parte sono ancora chiusi ermeticamente, mentre alcuni sono diventati proprietà dei comuni e trasformati in monumenti storici. Uno di questi, in provincia di Bolzano, è simbolicamente chiamato “Opera 1”. Qui si è deciso di creare “Il sentiero delle rimembranze e della solidarietà”, un lungo tunnel buio che scende nelle profondità della terra, per coltivare la consapevolezza dell’importanza della pace nelle generazioni future.

 

Parole chiave
storia

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