Taormina: la perla del mediterraneo

Guy de Maupassant ne “La vita errante” (1885) scrisse “Se qualcuno dovesse trascorrere solo un giorno in Sicilia e mi chiedesse cosa bisogna vedere, risponderei senza esitazione: Taormina!"

 

D.H. Lawrence, Anatole France, Oscar Wilde e Brahms, a stilisti come Dior, nobili di tutta Europa e artisti come il pittore tedesco Geleng, che ebbe il merito di far scoprire la città in Europa con una scommessa sui suoi disegni ai quali nessuno credeva. Set di ben 43 grandi pellicole che ripercorrono la storia del cinema partendo dal film muto “L’appel du sang” di Louis Marcanton del 1919, fino ai nostri giorni, passando per “L’avventura” di Michelangelo Antonioni, “ Le grand bleu” di Luc Besson, “Il piccolo diavolo” di Roberto Benigni, il “Padrino parte III” di Francis Ford Coppola e “La dea dell’amore” di Woody Allen.

Piazza IX Aprile con la Chiesa di San Giuseppe e la Torre dell’Orologio / Shutterstock.com

Taormina fu fondata nel 358 AC da profughi greci provenienti dalla vicina città di Naxos, conquistata da Dionigi I di Siracusa e tra le più antiche colonie greche della Sicilia, con il nome di Tauromenion.

Era una colonia della Magna Grecia con la sua agorà, l’acropoli al vertice del Monte Tauro e il Bouleuterion, sede del consiglio della città. Al periodo greco risale il monumento simbolo di Taormina: il Teatro antico costruito nel terzo secolo AC sfruttando la morfologia della collina e circondato da una magnifica vista sulla costa calabra e ionica siciliana con l’Etna e la sua cima innevata sullo sfondo.

La città passò sotto la dominazione dei Romani che realizzarono un altro dei simboli della Città: le Naumachie, terrazzamento che prevedeva una cisterna collegata a un acquedotto. Fu sotto l’influenza di Bisanzio che Taormina divenne capitale della Sicilia orientale acquisendo un ruolo importante nell’Impero Romano d’Oriente, fino all’arrivo degli Arabi che si fermarono nella città dal 902 al 1079, seguito dalla conquista dei normanni e da quella degli spagnoli.

Il patrimonio culturale di Taormina è un viaggio nella storia delle sue influenze e delle sue dominazioni che hanno lasciato tracce alle quali la città deve il fascino e la popolarità di cui gode in tutto il mondo.

 

Cosa vedere

Il Teatro greco

La scena con il fondo di epoca romana / Shutterstock.com

Simbolo di Taormina, è uno dei più importanti monumenti della Magna Grecia: dopo quello di Siracusa è il teatro greco di maggiori dimensioni, con un diametro di 110 metri. Costruito nel III secolo, in stile ellenico con colonne corinzie, subì nel corso dei secoli modifiche architettoniche soprattutto all’epoca dei Romani che lo trasformarono in un anfiteatro per gli spettacoli dei gladiatori.

Il teatro ospita oggi importanti manifestazioni internazionali, come il Festival “Taormina Arte”, per la sua acustica e la straordinaria posizione scenografica su un promontorio con vista sulla Baia di Schisò e sull’Etna.

E’ aperto tutti i giorni dalle 9 fino a un’ora prima del tramonto. Il biglietto di ingresso è di 8 euro (ridotto 4).

 

Le Naumachie romane

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Le Naumachie, uno dei simboli di Taormina / www.siciliannamurata.altervista.org

Uno dei più importanti monumenti romani presenti in Sicilia, fu realizzata in età romana nel II secolo DC. È una fontana monumentale con giochi d’acqua, le cui strutture sono state utilizzate come fondamenta per edifici moderni.

 

Palazzo Corvaja

© Shutterstock.com

Sorge al centro di Taormina, sulla piazza che era stata l’agorà dell’antica città greca di Tauromenion, sul nucleo originario costituito dalla torre cubica costruita dagli Arabi tra il 902 e il 1079, alla quale successivamente si aggiunsero le ali laterali. Il Palazzo è la sintesi della storia di Taormina con le merlature della torre in stile arabo, le finestre bifore in stile gotico-catalano e la sala quattrocentesca in cui si riuniva in Parlamento di epoca normanna. Residenza della famiglia Corvaja, ospita la Sede dell’Azienda autonoma di Soggiorno e Turismo e un museo di arti e tradizioni siciliane.

 

Il Borgo del periodo dei Normanni

© Shutterstock.com

Il Borgo di Taormina ha un impianto urbanistico medievale, e prevede la presenza di alcune arterie viarie che conducono alla Piazza IX Aprile e a Piazza Duomo, dove si affaccia la Cattedrale cittadina quattrocentesca dedicata a San Nicola. Di fronte alla facciata c’è una fontana barocca del Seicento che presenta al centro il simbolo della città: la centaura incoronata che nella mano sinistra regge il mondo e nella destra lo scettro del comando.

La Torre dell’Orologio vista da Corso Umberto © andras_csontos / Shutterstock.com

 

Piazza IX Aprile (da Corso Umberto)

Merita per la vista, che abbraccia l’Etna, la baia di Naxos e la collina del Teatro greco. Attorno la Chiesa barocca di San Giuseppe (XVII Secolo) e l’ex Chiesa gotica di Sant’Agostino, oggi sede della biblioteca nominale e la Torre dell’Orologio ( o Porta di Mezzo) che dà accesso alla città vecchia.
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Piazza IX Aprile, (c) andras_csontos / Shutterstock.com

Originariamente dedicata a Sant’Agostino, la Piazza deve il nome alla data del 9 aprile 1860 quando durante una messa nella cattedrale si sparse la voce che Garibaldi era sbarcato a Marsala con la Spedizione dei Mille per liberare la Sicilia dal dominio dei Borboni. La notizia era falsa: Garibaldi sbarcò infatti a Marsala esattamente un mese dopo ma i cittadini di Taormina hanno comunque voluto ricordare la data del 9 aprile.

 

I Casali dell’epoca spagnola

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Palazzo dei Duchi di Santo Stefano / panoramio.com

Il trecentesco Palazzo dei Duchi di Santo Stefano è un capolavoro dell’arte gotica siciliana, caratterizzato da una combinazione di elementi arabi e normanni. Costruito per la famiglia di origine spagnola DE Spuches, Duchi di Santo Stefano e Principi di Galati è stato acquistato dal Comune di Taormina negli anni ’60 ed è oggi sede della Fondazione Mazzullo, che espone permanentemente opere di scultura e di grafica dell’artista di origine messinese.

 

L’Isola Bella

Simbolo, insieme al Teatro antico, di Taormina, sorge nella zona bassa non distante dai Mazzarò. È un isolotto di un chilometro quadrato famoso per la sua conformazione, unita alla terraferma da una striscia di sabbia che appare e scompare con le maree. Apparteneva a Lady Florence Trevelyan, la nobildonna inglese che lo acquistò nel 1890 per 14 mila lire per trascorrervi l’esilio al quale era stata condannata dalla Regina Vittoria per essere stata l’amante del cugino e futuro Re Edoardo VII.

L’Isola Bella / Shutterstock.com

Simbolo, insieme al Teatro antico, di Taormina, sorge nella zona bassa non distante dai Mazzarò. È un isolotto di un chilometro quadrato famoso per la sua conformazione, unita alla terraferma da una striscia di sabbia che appare e scompare con le maree. Apparteneva a Lady Florence Trevelyan, la nobildonna inglese che lo acquistò nel 1890 per 14 mila lire per trascorrervi l’esilio al quale era stata condannata dalla Regina Vittoria per essere stata l’amante del cugino e futuro Re Edoardo VII. Sull’isola Lady Trevelyan portò specie botaniche e piante tropicali che si sono mescolate alla vegetazione originaria. Dopo la morte della nobildonna e del marito, il primo cittadino di Taormina Salvatore Cacciola, l’Isola Bella fu ereditata prima dal nipote Cesare Acrosso che lo vendette ad altri privati. Nel 1984 è stata dichiarata bene di rilevante interesse storico-artistico e nel 1990 l’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Sicilia l’ha acquistata dalla Famiglia Bosurgi, suoi ultimi proprietari. Decantata da Goethe e Byron, dal 2011 il Sito è diventato Museo Naturalistico Regionale di Isola Bella.

Si può visitare tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 9 fino a un’ora prima del tramonto. Costo di ingresso 4 euro. E’ raggiungibile dal Centro di Taormina con la Funivia da Via Pirandello fino a Mazzarò.

 

La cucina

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Tradizionali arancini di riso / www.shutterstock.com

Le influenze greco-romana, araba, normanna e spagnola si trovano anche nei sapori della cucina di Taormina. Di origine araba sono gli arancini di riso, mentre ai Normanni si devono le specialità a base di baccalà e stoccafisso. Famosa la “Mpanata di pesce spada” (torta rustica farcita al pesce spada) che richiama l’empanada spagnola. Come in Spagna è il pesce a dominare la tavola, tonno, sgombro ma soprattutto il pesce spada, condito a Sammurigghiu (in pinzimonio) o alla gghiotta (cipolle, olive e capperi). Dolci della tradizione siciliana: cannoli, cassata e la granita.

Foto nello slider © Ingus Kruklitis / Shutterstock

 

Luogo
Sicilia
Parole chiave
storia, Taormina

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