Un weekend a… Como

Como è famosa per lo splendido lago, meta di celebrità e di turisti da tutto il mondo. Ma la città è famosa anche per essere la Città della seta e per il suo centro storico di origine romana, situato sul lungolago, intorno alla piazza del Duomo, una delle maggiori cattedrali dell’alta Italia.

 

Cosa vedere

La Cattedrale di Como

Duomo di Como / Shutterstock.com

Quasi quattrocento anni furono impiegati dalle maestranze comasche per la realizzazione del Duomo, avviata nel 1396, la cui facciata è a tutt’oggi uno dei più ragguardevoli esempi di tardo gotico dell’Italia settentrionale. Sorto in sostituzione di una precedente struttura, sempre dedicata a Santa Maria Assunta, i lavori per la sua realizzazione terminarono nella prima metà del Settecento con la realizzazione della Cupola progettata da Filippo Juvarra. Di notevole interesse è la facciata eseguita tra il 1455 e il 1486 e arricchita da decorazioni scultoree, opera in gran parte della bottega di Giovanni Rodari a cui si deve la paternità dei due podi con le statue di Plinio il Giovane e Plinio il Vecchio.

 

La Riva delle Ville

Lado di Como e le sue ville / Shutterstock.com

Una suggestiva passeggiata lungo la riva occidentale della baia di Como permette di ammirare numerose dimore costruite a cavallo fra ‘700 e ‘800. Nel 1959 l’amministrazione cittadina ha deciso di creare una “passeggiata romantica” togliendo a queste ville l’accesso a lago e regalando ai cittadini una splendida via pedonale ricca di stupendi scorci paesaggistici e di eleganti opere architettoniche.

Villa Scacchi-Carminati, progettata nel 1787 dall’architetto Felice Soave, è un piccola villa di eleganti proporzioni, decorata da un duplice loggiato e coronata da statue e putti.

Villa Saporiti, oggi sede della Provincia, venne costruita tra il 1790 ed il 1793; è detta “La Rotonda” perché la facciata a lago è caratterizzata da un salone centrale, di forma ellittica, che fuoriesce dal resto dell’edificio. Eseguita su progetto di Leopoldo Pollack, è decorata all’esterno da varie divinità dell’acqua.

Sempre proprietà della Provincia è la successiva Villa Gallia realizzata nel 1614 dall’abate Marco Gallio nel luogo dove sorgeva il cinquecentesco museo gioviano, costruito per volontà di Paolo Giovio per ospitare la sua collezione di ritratti di Uomini Illustri (oggi in parte esposta in Pinacoteca Civica). La struttura è semplice, caratterizzata da un porticato a tre arcate.

Lussureggianti giardini circondano queste dimore che proseguono con Villa Parravicini Revel, dalla monumentale architettura in stile neoclassico e con un bel giardino all’italiana e Villa Volonté costituita da due corpi simmetrici, culminanti in frontoni decorati con bassorilievi e statue, e collegati tra loro da un portico a veranda.

Villa Olmo / Shutterstock.com

Alla fine della passeggiata si erge maestosa Villa Olmo, capolavoro dell’architetto Simone Cantoni, commissionata dal marchese Innocenzo Odescalchi in stile neoclassico. Passò in proprietà ai nobili Raimondi e poi ai Visconti di Modrone, che la trasformarono e arricchirono e che la cedettero al Comune di Como nel 1924. La villa con il bel giardino all’italiana sul fronte e il retrostante parco all’inglese è sede di mostre d’arte di notevole richiamo.

 

Il Tempio Voltiano

Tempio voltiano / Shutterstock.com

Il Tempio Voltiano è un edificio in stile neoclassico, donato alla città da Francesco Somaini, progettato dall’architetto Federico Frigerio e inaugurato nel 1928. Fu pensato quale nuova sede per ospitare gli originali e le ricostruzioni degli strumenti scientifici di Volta, che l’incendio del 1899 aveva distrutto durante la grande Esposizione Voltiana allestita a Como per il centenario dell’invenzione della pila. Il piano terra espone un ricco campionario di apparecchi, macchine e strumenti voltiani, nella loggia superiore è presentato Volta cittadino comasco, la sua famiglia, i legami con la città, gli incarichi pubblici e i riconoscimenti che gli furono attribuiti.

 

La Basilica di San Fedele

© images-italy.com

Basilica di San Fedele si trova al centro della città, nell’omonima piazza un tempo adibita a mercato del grano. Gli studiosi sono molto incerti sulla datazione della Basilica, forse il 1120. Quasi tutti, in ogni caso, sono concordi nell’affermare che l’attuale planimetria è dettata da un preesistente edificio e che la conclusione del progetto risalga a molto tempo dopo. Nel corso dei secoli il complesso edilizio subì diverse modifiche strutturali: nel secolo XVII la navata centrale fu coperta a botte e le absidi laterali subirono modifiche nel secolo XVI con la chiusura degli archi dei matronei per far posto a tele, dipinti e stucchi. Nel 1805 il tiburio ottagonale fu sopraelevato e tra il 1807 e il 1808 furono realizzate le cappelle laterali. Né si possono dimenticare i massicci interventi di restauro dei primi del Novecento sulla facciata e sul campanile che di fatto fanno parlare alcuni critici di “neoromanico”.

 

Il Parco Spina Verde

© exploratoridelladomenica.it

Parco Regionale della Spina Verde si estende sulla fascia collinare a nord ovest di Como e il territorio presenta innumerevoli motivi di interesse: la natura, l’archeologia e la storia; i numerosi luoghi di culto qui presenti, tra cui spiccano la Basilica di San Carpoforo, la chiesetta di San Rocco a Cavallasca e la Croce di Sant’Eutichio, lo identificano come sede privilegiata per le espressioni di cultura religiosa.

La Spina Verde è percorsa da numerosi sentieri. Tredici di questi sono stati attrezzati dall’Ente Parco: e permettono di effettuare diversi tipi di itinerari, naturalistici, panoramici, sportivi, storico-religiosi, archeologici con i resti della Como protostorica e del medievale Castel Baradello, della storia delle tattiche militari attraverso le trincee della Prima guerra mondiale rese recentemente accessibili.

 

La Funicolare per Brunate

Panorama di Como da Brunate / Shutterstock.com

In piazza De Gasperi si trova la stazione della funicolare, inaugurata nel 1894; in pochi minuti si raggiunge Brunate, detto anche “balcone” delle Alpi per la posizione strategica e il panorama mozzafiato che regala in più punti.

La collina è sede di splendide ville in stile liberty, costruite tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 per una ricca borghesia in cerca di affermazione. Motivi floreali ed elementi eclettici hanno saputo interpretare il gusto dei proprietari in un’epoca segnata dal lusso.

A piedi o con una navetta si può raggiungere San Maurizio dove si trova il Faro Voltiano, costruito nel 1927 su progetto dell’ingegnere Gabriele Giussani in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di Alessandro Volta. La scala a chiocciola di 143 gradini, collocata al suo interno, consente di raggiungere la piazzola posta sulla cima. Si può rientrare a Como a piedi seguendo due sentieri, quello che costeggia la funicolare e quello che passa dall’Eremo di San Donato, fondato nel XV secolo dai Benedettini.

 

Il Percorso della Seta

Il percorso parte dal Museo della Seta, in via Castelnuovo, che documenta la produzione serica comasca dalla fine del 1800 ai primi decenni del XX secolo mediante l’esposizione di macchine e utensili e illustra il ruolo del comparto tessile nello sviluppo dell’economia del territorio e della città di Como.

Le origini storiche della lavorazione della seta a Como risalgono al XVI secolo, ma è verso la fine dell’Ottocento che il settore tessile diventerà egemone e risorsa produttiva primaria dell’economia comasca grazie anche all’opera di Pietro Pinchetti, fondatore della scuola tessile di Setificio, che si trova proprio a fianco del Museo.

In ogni sala del Museo è allestito un ciclo lavorativo specifico e il percorso espositivo illustra, anche con l’impiego di manufatti tessili, il progresso dell’industria serica nei suoi aspetti scientifici, tecnologici e creativi. Nel comasco e nel capoluogo erano infatti presenti non solo tutte le lavorazioni del ciclo produttivo del tessuto serico, dalla sua ideazione e creazione, alla tintoria, tessitura, fotoincisione e stampa, ai trattamenti di nobilitazione ma anche la produzione di macchine tessili e di telai in particolare. La città era costellata di opifici tessili, i cui siti sono stati per lo più riconvertiti in residenziale e terziario. Il percorso idealmente prosegue con il Museo Studio del Tessuto che si trova in via per Cernobbio (che dista circa 5 chilometri). Nato per rendere fruibile al pubblico la collezione di tessuti antichi raccolta da Antonio Ratti, costituisce l’esito finale di un processo di raccolta, conservazione, catalogazione iniziato per finalità personali-professionali e culminato nella consapevolezza della valenza pubblica di ciò che si è collezionato. La collezione del Museo conta ad oggi più di 3300 reperti tessili singoli, e oltre 2500 libri-campionario che, insieme, illustrano la storia del tessuto dal III al XX secolo. Il percorso, a questo punto, non può dimenticare lo shopping e si conclude con la visita degli storici negozi di seta che si trovano in centro e con gli outlet alle porte della città, dove si possono trovare le creazioni dei più importanti stilisti internazionali.

 

La cucina

© groupon.it

Il nucleo principale di questo tipo di cucina è proprio il pesce d’acqua dolce, che fornisce la base per alcuni piatti tipici: il riso bollito o il risotto con il pesce persico, il lavarello in “carpione” (cioè fritto e marinato in aceto con l’aggiunta di cipolla e timo selvatico), la frittura di alborelle ed i famosi misultin, o missultitt (agoni del Lago di Como, privati delle interiora, salati, essiccati all’aria aperta, poi grigliati e mangiati con la polenta.

La cucina comasca si è formata nei secoli sulla base delle risorse alimentari della zona, essenzialmente la pesca di lago e la pastorizia alpina.

© guardaconimieiocchi.blogspot.com

Proprio la polenta è la regina della tavola comasca e oltre che di tutto l’arco alpino. Qui è ottenuta mischiando e cuocendo farina di mais e di grano saraceno. Accompagna non solo il pesce, ma anche le carni, la cacciagione, i formaggi, gli insaccati. Piatto quotidiano dei pastori degli alpeggi era polenta e latte. Molto preparata è anche la polenta uncia: un pasticcio di polenta e formaggio, innaffiata da un soffritto di burro, aglio e salvia.
Infine, piatto tipico di Como sono gli gnocchi di patate, nella prima versione con burro e fuso, o anche con ragù.

Come arrivare

In aereo
Gli aeroporti più vicini a Como sono:
– Gli aeroporti più vicini
– Aeroporto Milano/Malpensa, collegamento con il Malpensa Express con 1 cambio alla stazione di Saronno
– Aeroporto Milano/Linate, collegamento tramite bus navetta Linee ATM bus 73, e ATM Air Bus fino a Metropolitana e/o stazioni ferroviarie di Milano collegate con Como
– Aeroporto Bergamo/Orio al Serio, collegamento bus navetta fino alla Stazione Centrale di Milano

In treno
Como è collegata a Milano e alle mggiori città del Nord Italia. Si consiglia di consultare i siti www.trenitalia.it e www.trenord.it

In auto
Como è raggiungibile percorrendo l’autostrada che collega Milano a Como (A8 e A9) e al Canton Ticino. Da Milano si arriva anche con la strada provinciale ex SS 35 dei Giovi.
La città si raggiunge da Varese attraverso la statale 342 e da Lecco con la 369.

Contatti

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica (I.A.T.) COMO
P.zza Cavour ,17
Tel. +39 031 269712 – Fax +39 031 240111
[email protected]
Da lunedì al venerdì 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00

Luogo
Lombardia
Parole chiave
Como, lago, Lombardia, weekend

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