5 superstizioni italiane

In Italia, come pure negli altri Paesi, ci sono parecchie superstizioni, per esempio non si può appoggiare il cappello sul letto, versare l’olio sul tavolo e passare sotto una scala a pioli. Porta sfortuna anche aprire un ombrello in casa!

 

Le origini di credenze simili sono le più disparate, dall’antica Roma alla tradizione contadina dei nostri nonni. Tramandate di generazione in generazione, sono rimaste vive fino ai nostri giorni e sicuramente anche in futuro ci sarà sempre qualcuno che, davanti a uno specchio rotto, si metterà a contare gli anni di sfortuna che lo aspettano. Proviamo allora a ripercorrere la storia di queste credenze e capire come sono nate.

 

Un diavolo per cappello

Padova © The Art of Pics / Shutterstock

Appoggiare un cappello sul letto in una casa è segno di cattiva sorte per chi lo occupa. Una volta, infatti, quando si chiamavano un medico o un prete perché qualcuno era gravemente malato o in punto di morte, per la fretta questi abbandonavano il cappello ai piedi del letto, richiamando alla mente delle famiglie solo brutti pensieri. Che sono arrivati fino a noi.

 

Attenti all’ombrello!

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Venezia

Non cercate di aprirlo per farlo asciugare in corridoio a casa o in ufficio, come facciamo in Russia! Lasciatelo invece nel portaombrelli, lo speciale supporto che assomiglia a un vaso, all’ingresso. Altrimenti, secondo gli italiani, porterete alla casa problemi finanziari. Sono diverse le origini di questa superstizione. La prima risale all’antica Roma, dove gli ombrelli servivano per ripararsi, oltre che dalla pioggia, anche dal sole. Chi apriva un ombrello in casa non portava rispetto al dio Sole, portando sventura alla propria famiglia. Spostandoci a tempi più recenti, gli ombrelli spesso venivano usati per tappare i buchi nei tetti nelle case di persone povere e, di conseguenza, aprirli in casa significherebbe andare incontro a una buona dose di sfortune finanziarie.

 

Sotto le scale mai

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Sestri Levante © Simona Sirio / Shutterstock

Più pericolosa di un ombrello non può essere che… una scala! La scala a pioli, appoggiata al muro, forma un triangolo, uno dei simboli della Trinità. Passandoci sotto, ci si avvicina a Lucifero: per spaventarlo, gli italiani più intraprendenti in questi momenti incrociano le dita. Secondo un’altra spiegazione, la fonte della superstizione è nei modi una volta utilizzati per proteggere i castelli medievali che adornano in abbondanza i paesaggi italiani. Nel Medioevo, era normale versare olio o catrame bollente sopra i nemici per impedire loro di arrampicarsi sulle mura. Da qui la riluttanza a passare sotto le scale: magari non catrame bollente, ma la vernice, ad esempio, potrebbe benissimo versarcisi in testa anche oggi, non si sa mai.

 

Venerdì, VIXI!

L’Italia differisce dal resto del mondo occidentale in quanto non ha paura del numero 13. In compenso, però, non le piace venerdì 17. C’è addirittura una malattia, seppur rara, legata alla paura del numero 17. Alcuni ricercatori sostengono che sia perché il Diluvio nella Bibbia è iniziato il giorno 17; altri notano che nell’iscrizione comune sulle tombe degli antichi romani “VIXI”, traducibile come “ho vissuto”, si può vedere l’anagramma del numero 17 in numeri romani, XVII. Forse il disprezzo per questo numero fu influenzato anche dalla battaglia nella foresta di Teutoburgo nel 9 d.C., quando le tribù germaniche sconfissero l’esercito romano e distrussero completamente la 17a legione. Successivamente, i romani iniziarono a considerare il numero come sfortunato e a saltarlo appositamente durante la formazione di nuove legioni.

 

Non chiudere un occhio!

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Stiamo passando una bella serata con gli amici ed ecco che scatta il brindisi: attenzione, perché anche qui si nasconde una superstizione, per cui non guardarsi negli occhi durante il “cin-cin” porterebbe sfortuna. In realtà la leggenda narra che nel Medioevo usasse guardarsi sempre negli occhi per cercare di evitare che i commensali versassero del veleno nelle bevande.

 

Parole chiave
cultura, tradizione

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