Sulle tracce russe a Firenze

Se non vi trovate a Firenze per la prima volta o se avete l’occasione di trascorrere in questa città più di una giornata, passeggiate ancora una volta per le vie e le piazze e immergetevi nei ricordi dei nostri grandi compatrioti che hanno visitato questi posti. Essi stessi, affascinati e incantati, hanno passeggiato per gli itinerari turistici della città sull’Arno.

Le porte inalano aria, esalano vapore; ma tu non
farai ritorno al basso Arno dove, come un nuovo genere
di quadrupede, coppie indolenti seguono la curva del fiume.
Sbattono porte, bestie battono sui lastroni. Vero è,
l’atmosfera di questa città ritiene un po’
della selva oscura. È una bella città dove ad una certa età
si alza semplicemente il bavero per astrarsi
dagli umani che passano e si smorza lo sguardo.

Brodskij “Dicembre a Firenze” (1976)

Tra i russi più famosi venuti a Firenze probabilmente fu solo Aleksandr Blok a non apprezzarlo. I ricchi fabbricanti Demidov destinarono delle grosse somme per i restauri di monumenti importantissimi a Firenze, Brodskij e Tarkovskij esaltarono la città nelle loro opere, Dostoevskij e Čajkovskij vi fecero tappa durante i loro viaggi per l’Europa. E in qualche modo tutti hanno lasciato le loro tracce.

Quest’itinerario vi permetterà di vedere non solo tutti i capolavori di questa città ma anche i posti legati ai viaggi della cerchia dell’intelligencija russa e dei nobili russi a Firenze.

I russi si interessarono a Firenze per la prima volta nel lontano 1439, anno legato a un avvenimento religioso di gran rilievo, l’Unione fiorentina, che mirava alla ricomposizione dello scisma fra la chiesa russa e quella cattolica, tentativo che però fallì. Da allora a Firenze passavano dei russi pellegrini che davano un’occhiata alla città per poi recarsi a Roma e a Bari; gli intellettuali russi giungeva qui attirata dal genio di Dante e dagli artisiti rinascimentali. Ci furono anche i cosiddetti “dačniki”, i quali sostavano a lungo per curarsi e poi rimanevano a vivere qui, dedicandosi al mecenatismo e collezionando opere d’arte. Dopo i dačniki arrivarono migranti come Dostoevskiy, Brodskij, Tarkovskij e altri.

Oggi giungono qui sia molti turisti, che rendono omaggio agli Uffizi, al David, al Ponte Vecchio, sia viaggiatori esigenti, che cercano nei loro viaggi non solo il legame col passato dell’intera umanità ma anche le proprie radici.

Ovunque alloggiate a Firenze, cominciare la vostra visita dal Duomo, il simbolo di Firenze che include la Cattedrale Santa Maria del Fiore, il Battistero con le porte di Ghiberti e il Campanile di Giotto.

Veduta della città di Firenze. La cattedrale di Santa Maria del Fiore, il campanile di Giotto, la cupola della basilica di San Lorenzo / Shutterstock.com

La Cattedrale di Santa Maria del Fiore fu costruita sulle antiche rovine della Chiesa di Santa Reparata dedicata alla patrona di Firenze nel IV d.c. Gli enormi spazi, una cupola immensa senza precedenti in tutta l’Europa, una facciata in marmo minuziosamente intarsiata ci rimandono alla storia medievale della concorrenza tra la splendida Firenze e le vicine città invidiose – Pisa, Lucca e Siena – le quali dal XI secolo cominciarono a costruire basiliche bellissime mentre a Firenze c’era ancora la Chiesa di Santa Reparata. Il potere al comando di Firenze dette l’ordine di costruire una cattedrale nuova. Fu indetto un concorso su progetti architettonici, il quale fu vinto dall’architetto Arnolfo di Cambio, al quale fu affidata la costruzione di un edificio gigantesco lungo 153 metri, largo 38 metri e alto 107 metri. La Cattedrale di Santa Maria del Fiore fu eretta nel 1434 e all’epoca divenne la più grande in tutta Europa. Il governatore di Siena tentò in tutti I modi di superare Firenze, ma fallì, tanto che la basilica della città è ancora oggi incompiuta.

Osservando la facciata del Duomo, occorre ricordare che per la maggior parte essa fu costruita grazie alle donazioni dei Demidov, fabbricanti degli Urali. Il loro stemma familiare è situato sulla parte centrale, a destra dell’entrata della Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

La storia delle relazioni tra Demidov e Firenze inizia con Nikolaj Nikitič Demidov, che nel 1819 si trasferì con la famiglia in Toscana per curarsi e alla fine rimase lì. Firenze insieme a tutta la Toscana diventarono la sua seconda patria. Secondo diverse testimonianze, Demidov ricoprì l’incarico di ambasciatore russo o sopraintendente presso la corte Toscana e fra il popolo era noto per la sua generosità, la passione per l’arte e l’attività di mecenate.

Nikolay Demidov destinava il suo denaro ad ospedali, aiuta i poveri, era un collezionista appassionato di opere d’arte. Suo figlio Anatolij contribuì alla ricostruzione della facciata della Cattedrale di Santa Croce e acquistò delle opere di Perugino, Giorgione, Tiziano, Tintoretto. Inoltre ricevette il titolo di principe di San Donato (dal nome della villa di famiglia presso Firenze) dal Granduca Leopoldo II di Toscana. Il nipote di Anatolij, Pavel Demidov, aprì a Firenze scuole, mense e dormitori. Inoltre donò la somma di 38 mila lire (che nel XIX secolo valevano come l’oro, al giorno d’oggi centinaia di migliaia di euro) per i restauri della facciata della Cattedrale di Santa Maria del Fiore che prima dell’Ottocento era ricoperta di pietra grezza (oggi una facciata realizzata con la stessa pietra si può vedere nella Basilica di San Lorenzo). Oggi lo sguardo del turista si perde fra le stesse numerose sculture ed elementi decorativi in marmo bianco, verde e rosa.

La città vista dalla cupola del Duomo. Architetto Filippo Brunelleschi / Shutterstock.com

Se vi piace ammirare la città dall’alto, il Duomo offre due possibilità. Si può visitare la cupola di Brunneleschi e ammirarne l’interno (entrata – 8 euro). D’estate la coda è sempre lunghissima. L’altra variante è salire sul Campanile di Giotto (entrata – 6 euro). Se siete amanti delle grandi altezze su strette scale a chiocciola, allora questa fa proprio per voi. Non ci sono alternative con l’ascensore, nonostante l’altezza del dislivello consti di circa 400 gradini. Tuttavia in questo modo non si riesce a vedere il Duomo stesso, il cui panorama è invece assolutamente imperdibile da Piazzale San Michelangelo o dal monte San Miniato, in cui ci recheremo più tardi.

Aggirate il Duomo, osservatene la facciata. Forse vi sembrerà che una costruzione così enorme sia situata su una piazza piccolina non adatta Duomo, per cui non si riesce ad ammirare tutta la sua grandezza. Nonostante ciò, basta distanziarsi a pochi metri dal capolavoro per godere di tutta la maestosità del centro spirituale della città, come progettato dagli architetti. I monumenti eretti in loro onore sono situati a sinistra dall’entrata principale (se date le spalle al Duomo): Filippo Brunneleschi e Arnolfo di Cambio furono nemici per tutta la loro vita, i fiorentini decisero tuttavia di riconciliarli e collocando i monumenti dei due artisti l’uno accanto all’altro.

Girando a sinistra dal Duomo si arriva in via dei Servi che porta fino alla Piazza della Santissima Annunziata, sulla quale si trova la casa n. 2 che ci rimanda a un altro nostro compatriota, il conte Dmitrij Petrovič Buturlin.

Ospedale degli Innocenti e il monumento a Ferdinando I Medici in Piazza della Santissima Annunziata. Architetto Filippo Brunelleschi ©pio3 / Shutterstock.com

Moscoviti di origine, i Buturlin persero la loro enorme biblioteca dopo l’incendio del 1812 e divennero i primi emigrati russi in Italia, quando nel 1818 si sistemarono a Firenze e cominciarono a collezionare i libri nel palazzo rinascimentale Montauti-Niccolini (oggi Palazzo Niccolini) nel cuore della città. Sulla mappa di Firenze questo edificio fino a qualche tempo fa veniva denominato come Buturlin e la facciata conserva fin d’oggi la stemma del conte di Dmitrij Petrovič Buturlin.

Oggi questo palazzo ospita un albergo di lusso, dove si sono conservati gli interni del XIX secolo. Se chiedete il permesso, vi faranno vedere non solo il cortile ma anche i decori delle sale (entrate pure dal portone e a sinistra salite per le scale al secondo piano).

Tornate al Duomo e attraverso Via dei Calzaiuoli raggiungete Piazza della Signoria. Lungo la via prestate attenzione alla Chiesa Orsanmichele (San Michele Arcangelo) con una facciata splendida, adornata da sculture. Quest’edificio era inizialmente un mercato, poi divenne una chiesa, testimoniando in questo modo l’evoluzione dell’arte rinascimentale. Nel 1290 l’architetto del Duomo Arnolfo di Cambio costruì qui una Loggia che funse da mercato ma fu gravemente danneggiata da un incendio; nel 1337 fu sottoposta a un restauro per cui fu aggiunto il secondo piano e il piano terra fu convertito in una chiesa, dedicata a Maria e sua madre Anna. La chiesa è decorata con statue dei protettori di tutte le Arti della città. Viste le piogge frequenti le sculture furono sostituite con quelle attuali, corrispondenti alle nuove tendenze artistiche dell’epoca. La particolare posizione tra il Duomo e Piazza della Signoria fece di Orsanmichele il simbolo del potere artistico su quello civico e religioso.

Se nel frattempo vi è venuta fame, visitate il ristorante di cucina tipica Toscana «Osteria dei Buongustai» in Via dei Сerchi, 15/r (aperto dalle 12.00 alle 15.00). L’osteria rispecchia assolutamente il nome “buongustaio”. È consigliabile andarci entro le 13.00, perché il luogo è molto frequentato anche dai fiorentini. È presente il menù in inglese. Per i turisti che non sono in cerca di piatti originali toscani preparati con le interiora bovine (come il lampredotto o la trippa) consigliamo di gustare la pasta casareccia come le pappardelle o le crespelle agli spinaci, come dessert, invece, la torta al cioccolato caldo.

Da Via dei Cerchi arrivate in Piazza della Signoria e al municipio situato a Palazzo Vecchio. Proprio qui nel marzo 1996 Iosif Brodskij fu premiato con il titolo di cittadino onorevole di Firenze per il suo contributo alla cultura mondiale e gli fu conferito un fiorino d’oro, una copia esatta della moneta fiorentina medievale.

Bisogna comunque sottolineare che in Italia Brodskij è più noto come benefattore della città di Venezia, dove fu sepolto. Infatti, il suo amore per Firenze è poco conosciuto, ma è evidente, come si può notare dalla poesia “Dicembre a Firenze” (1976).

II

l’occhio ingoia i lampioni come pillole per la memoria; e
il tuo portone a due minuti dalla Signoria allude
sordamente, secoli dopo, alla ragione dell’esilio: accanto
al vulcano non si può vivere senza mostrare il pugno,
ma non puoi neanche aprirlo, quel pugno, morendo,
perché la morte è sempre una seconda Firenze
con l’architettura del Paradiso.

La visita del 1996 a Firenze fu il suo ultimo viaggio in l’Italia. Il poeta morì lo stesso anno negli Stati uniti.

Strade in pietra, strette viuzze tra le case, strade altrettanto strette, folle di turisti w ciclisti che non lasciano mai le due ruote, il traffico rumoroso, una generale confusione di tutta la città – Firenze era così anche un secolo fa, ma Aleksandr Block e Iosif Brodsky ebbero un’impressione diversa.

Il cortile interno del Palazzo Vecchio / Shutterstock.com

A Palazzo Vecchio si può visitare il cortile interno, la cui entrata si trova vicino alla statua del David, copia della famosa opera di Michelangelo. D’estate Palazzo Vecchio è aperto anche fino a tarda sera (ultima entrata alle 23.00); dopo la visita ai capolavori di Michelangelo, Verrochio e altri si può salire all’ultimo piano e ammirare il panorama di Firenze che si apre dal balcone.

All’entrata del cortile interno sul muro sinistro noterete un profilo inciso su pietra, che si dice sia opera di Michelangelo, incisa ad occhi chiusi per dimostrare che l’arte non necessita della vista fisica, ma basta quella spirituale.

Più in là si trovano la Loggia Lanzi, la galleria degli Uffizi e le sculture di cittadini importanti dello Stato fiorentino che ci portano al lungofiume dell’Arno.

Se avete deciso di visitare la Galleria il giorno stesso, dovrete terminare qui il tragitto (la galleria non è molto grande, ma ospita numerosi capolavori). In quest’itinerario consigliamo di proseguire verso il lungofiume dell’Arno dal quale si può ammirare Ponte Vecchio e il corridoio Vasari che collega gli Uffizi a Palazzo Pitti.

Il Ponte Vecchio e il Corridoio Vasariano che collega gli Uffizi a Palazzo Pitti / Shutterstock.com

Non affrettatevi ad attraversare Ponte Vecchio, cogliete l’occasione di vederlo da lontano; per cui girate a sinistra e camminate fino al ponte seguente, il Ponte alle Grazie.

Dirimpetto al ponte sorge Villa Bardini, situata nel prestigioso e ammirato quartiere di Firenze, Oltrarno, dove abitano fiorentini di origine e anche molti stranieri che affittano le case lungo il fiume Arno. Qui non c’è confusione come nel centro storico vicino al Duomo, al contrario ci sono meno negozi e ristoranti; il lungofiume ha comunque una grande storia.

Attraversato il ponte giriamo a sinistra ed entriamo nel giardino di Piazza Demidov. Avvicinatevi al chiosco col monumento al centro del giardino.

Lorenzo Bartolini. Il monumento dedicato a Nicola Demidoff in Piazza Demidoff a Firenze © Flickr.com

Commissionata da Anatolij Demidov i fiorentini collocarono qui per riconoscenza una statua in marmo bianco del Demidov giunto nella città per primo – Nikolay Demidov -eseguita dallo scultore Lorenzo Bartolini. Interessanti i simboli raffiguranti il potere e il carattere di Demidov nel monumento: Nikolay in veste di senatore romano stringe al petto suo figlio Anatolij e una figura femminile che simbolizza la gratitudine gli porge una corona d’alloro. Agli angoli ci sono quattro statue: la natura, l’arte, la carità e la Siberia (che tiene nelle mani Pluto con un sacco d’oro che rappresenta le ricchezze della famiglia Demidov). Da notare che solo l’ultima statua, la Siberia, è coperta dai vestiti e porta un cappello, infatti, tutti gli italiani sanno che in Siberia fa molto freddo.

Arrivato a Firenze, Nikolaj Nikitič fondò su questa piazza un rifugio per orfani e anziani che chiamarono “ospizio Demidov”. Oggi la facciata è decorata con l’altorilievo di Nikolaj Nikitič. Il rifugio è situato vicino a Palazzo Serristori (a sinistra dal monumento nel giardino Lungarno Serristori, 21), dove abitò per qualche tempo anche Demidov. Oggi il palazzo è chiuso ma il suo aspetto abbandonato attira fotografi alla ricerca di immagini del passato.

È una coincidenza che tutto il quartiere sia legato al nome di Nikolaj Demidov; il quartiere stesso porta il nome di San Nicola, c’è una strada omonima, un arco e anche una chiesa che portano il suo nome. I fiorentini scherzando, dicono che se loro si mettono d’accordo incontrarsi presso il David, i russi lo fanno presso il monumento di Demidov.

Vicino alla via di San Niccolò su una casa molto modesta n. 91 è comparsa da qualche tempo una lapide: “ANDREJ TARKOVSKIJ REGISTA SUBLIME DI UN CINEMA SPIRITUALE ESULE A FIRENZE, IN QUESTA CASA TRASCORSE GLI ULTIMI ANNI DELLA SUA VITA, OSPITE E CITTADINO ONORARIO DELLA CITTÀ DI FIRENZE”.

“Firenze è la città che restituisce la speranza” – così scrisse il regista durante il suo esilio in Europa. Il Comune gli assegnò un appartamento in via San Niccolò dove il grande regista visse dal 1983 al 1986 e dove scrisse le sceneggiature dei suoi ultimi due film, “Nostalgia” e “Sacrificio”. Le sorti di Brodskij e di Tarkovskij hanno qualcosa in comune: entrambi amarono Firenze, entrambi vissero gli ultimi anni della loro vita e diventarono cittadini onorari di Firenze.

Inoltre per gli amanti dell’opera di Andrej Tarkovskij si può organizzare un tour per i dintorni di Firenze con lo scopo di visitare i posti dove è stato girato il fim “Nostalgia” con la cattedrale a San Galliano e la piscina a Bagno Vignoni.

L’itinerario seguente dipende dalle forze che vi restano. Se siete stanchi e non volete camminare in salita, andate dalla casa di Tarkovskij verso Ponte Vecchio e poi subito verso il Palazzo Pitti (evitate così le tappe in salita e in discesa che vi occuperebbero circa un’ora).

Se avete ancora fiato, continuate a camminare lungo Via San Niccolò verso le porte di San Niccolò. Sono le uniche porte di Firenze che conservano l’altezza originale, le altre sono diminuite a causa della penetrazione nelle pietre del pavimento.

Oltrepassate le porte e salite lungo la scala fino a Piazzale Michelangelo. Fare la ripida salita occuperà circa 15 minuti; se non avete fretta, riuscirete a godervi la salita passo dopo passo e il panorama sulla città. Questa tappa sarà sicuramente molto gradita. Non vi pentirete di non essere saliti sulla cupola del Duomo.

Da Piazzale Michelangelo lungo Via Galileo camminate fino alla scala che conduce alla Basilica di San Miniato. Stranamente qui vengono pochi turisti, forse perché poco conosciuta o forse per la stanchezza. Tuttavia vale la pena visitare questo posto sia per il monastero, sia per la vista stupenda.

Facciata della basilica di San Miniato al Monte / Shutterstock.com

Tra tutte le basiliche San Miniato al Monte è l’unica che conserva il suo aspetto autentico del 1018 (i lavori della facciata cominciarono nel 1090). Avrete l’occasione perfetta per ammirare le tipiche decorazioni romane, gli affreschi che raffigurano la vita di San Benedetto e anche la volta in maiolica realizzata da Luca della Robbia.

Vicino alla chiesa è situato il Cimitero delle Porte Sante, dove sono stati sepolti tutti i famosi italiani come l’inventore di Pinocchio Carlo Collodi, l’artista Pietro Annigoni, il poeta e scrittore Luigi Ugolini, il regista Mario Cecchi Gori, il fisico Bruno Benedetto Rossi e altri.

Presso la basilica potete acquistare straordinari souvenir, come i prodotti e le erbe prodotti dai monaci benedettini stessi.

Dalla scala che porta alla Chiesa di San Miniato al Monte si apre un panorama su Firenze sbalorditivo, in particolare al tramonto. Il cielo azzurro, le ville dorate, i tetti in terracotta, gli olivi e gli scuri cipressi. Ricorderete queste immagini ancora per molto, quando sarete in Russia sotto la neve. Scendete lungo Via Galileo e camminate fino all’incrocio con Via San Leonardo. Adesso provate a pensare a un brano delle “Stagioni” di Petr Il’ič Čajkovskij e fate attenzione alla lapide della casa n. 46 in Via San Leonardo: “IN QUESTA VILLA NEL 1878 DIMORÒ E OPERÒ PETR ILIC CIAIKOVSKIJ DALL’IMMENSA PIANURA RUSSA ALLA DOLCE COLLINA TOSCANA APPRODATO D’ENTRAMBE NUTRENDO LE SUE ARMONIE IMMORTALI”.

Questo non è l’unico posto a Firenze dove visse Čajkovskij durante i suoi viaggi in città. Tuttavia gli hotel “Sofitel” e “Washington” non sono così romantici per una tale iscrizione, a differenza di questo angolo nascosto di Villa Bonciani su una delle più belle vie di Firenze.

Vicino a questo palazzo alloggiò in un albergo Nadezda Filaretovna von Mekk, amante dell’opera del compositore e anche sua mecenate. In 13 anni di corrispondenza Čajkovskij non la incontrò mai. La Von Mekk gli mise a disposizione un significativo aiuto economico, ma preferì restare sconosciuta al suo idolo.

Il compositore amava Firenze. Durante la primavera del 1890, nella sua ultima visita alla città, scrisse in soli 44 giorni la sua opera preferita, “La dama di picche”. Nello stesso periodo compose il sestetto “I ricordi di Firenze” dedicato alla città amata.

Se siete stanchi, potete tornare in centro con l’autobus (n. 23). In caso contrario, non vi pentirete di fare una passeggiata di circa 30 minuti per il quartiere più toscano di Firenze dove sorgono ville, olivi, cipressi. Continuate a scendere lungo la via di San Leonardo fino ad arrivare in Via Costa Giorgio per poi giungere in Piazza Santa Felicita.

Scendiamo verso la Chiesa di Santa Felicita. Attraverso questa chiesa passa il corridoio di Vasari, ma per visitarlo bisogna ordinare i biglietti in anticipo; la chiesa si può invece vedere gratis. I turisti ci vengono per ammiare il quadro de “La Deposizione” di Pontormo.

Da Piazza Felicita girate a sinistra e poi camminate lungo Via Guicciardini per giungere alla piazza della galleria Pitti.

Facciata del Palazzo Pitti © Inu / Shutterstock.com

“Nel novembre 1868 ci siamo recati in quella che allora era la capitale d’Italia e abbiamo alloggiato a Palazzo Pitti. Il trasloco ha avuto effetti positivi su mio marito; abbiamo cominciato a passaggiare insieme per chiese, musei e palazzi” – così scrisse nel suo diario la moglie di Dostoevskij, Anna Grigorievna Snitkina.

L’indirizzo esatto della casa in cui ha vissuto Dostoevskij non veniva menzionato. Nel Novecento, però, il poeta Evtušenko studiò i documenti dell’epoca e scoprì che Dostoevskij visse nella casa n. 22 di Via Guicciardini dove in seguito fu messa una lapide commemorativa. Secondo le testimonianze proprio in questa casa nel 1869 lo scrittore terminò l’opera (che scrisse in 17 mesi), il romanzo “L’idiota”.

Dostoevskij si recò a Firenze per la prima volta nel 1862 insieme al critico Strakhov e dopo costosi viaggi in tutt’Europa vi fece ritorno con la moglie Snitkina che finanziò lo scrittore. Dostoevskij fu attirato dal clima mite e dalla biblioteca di Firenze.

Secondo la testimonianza di Anna Grigor’evna “c’era una bellissima biblioteca e la sala di lettura aveva due giornali russi” dove lo scrittore “veniva ogni giorno a leggere di pomeriggio”. Si trattava del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux dov’erano disponibili tutte le pubblicazioni europee. Oggi questa biblioteca si trova a Palazzo Strozzi.

Giardino di Boboli e vista su Firenze / Shutterstock.com

“Il medico mi aveva prescritto di fare lunghe passeggiate, così ogni giorno andavo con Fedor Mikhajlovič nel Giardino Boboli (giardino dietro Palazzo Pitti) dove, nonostante fosse gennaio, fiorivano le rose. Qui ci godevamo il sole e sognavamo un futuro felice” – scrisse Anna Grigor’evna.

Sulla via verso il ponte ci si può fermare in uno dei numerosi ristoranti sul lungofiume; ma bisogna considerare che sono tutti cari, anche se la qualità è buona, nonostante il fine turistico. Pertanto uno dei ristoranti appena aperto «Open Air» può offrire ottimi piatti di pesce e una splendida veduta su Ponte Vecchio (costo del pranzo 50-100 euro).

In questa tappa potete terminare la passeggiata e tornare indietro attraversando Ponte Vecchio. Immergetevi nella tela d’oro delle gioiellerie, tuffatevi nel lusso dei negozi di moda e giungete infine in Piazza della Repubblica che vide tutti i nostri grandi connazionali. Questa piazza si distingue dalle altre in quanto fu costruita appostitamente per l’inaugurazione di Firenze come capitale d’Italia nel 1865-1870.

Tornando a casa pensate al fatto che siete stati in una città, visitata dai russi dai primi del Quattrocento. E chissà, magari sul muro dell’albergo dove alloggiate, un giorno ci sarà una lapide con il vostro nome.

Esistono città a cui non c’è ritorno. Il sole batte
alle loro finestre come su specchi levigati. Cioè
non puoi penetrarci nemmeno a prezzo d’oro, là
il fiume scorre sempre sotto i sei ponti.
Là esistono luoghi dove hai baciato labbra
con le labbra, e con la penna i fogli. La teoria di archi,
colonne, spaventapasseri di ghisa, abbarbaglia gli occhi;
la folla che assedia l’angolo dei tram là parla
nella lingua di chi è partito.

I. Brodskij “Dicembre a Firenze”

 

Luogo
Toscana
Parole chiave
arte, Firenze, itinerario, storia

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