Chiusi: una finestra sull’antica civiltà etrusca

Coetanea di Roma, centro etrusco e luogo di rifugio per i primi cristiani, la piccolissima Chiusi è stata tutto questo nonostante la sua posizione nascosta tra le colline toscane. Nel Medioevo la città è stata oggetto di lotte tra Goti e Bizantini e anche i Franchi di Carlo Magno hanno provato a conquistarla senza mai riuscirci. Sotto le sue fondamenta si trova un labirinto molto antico e la cucina locale utilizza ancora ricette appartenenti all’antico popolo etrusco. Oggi parleremo proprio di questo piccolo miracolo.

 

La storia

Chiusi è ubicata nella parte collinare a sud della Toscana, in Val di Chiana. Nell’antichità giocò un ruolo essenziale grazie alla sua posizione strategica: la città sorgeva su un’importante arteria navigabile, ovvero il fiume Clanis, che oggi non esiste più. A quel tempo, il fiume sfociava nel Tevere e collegava Roma con l’Etruria Settentrionale. Nel VI secolo a.C., Chiusi diventò una delle principali città etrusche. Acquisì particolare importanza durante il dominio del re e condottiero Lars Porsenna, famoso per essersi distinto nella guerra contro Roma a fianco del deposto re romano Tarquinio il Superbo, di nazione etrusca.

 

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La sfida di Chiusi contro Roma

Nel 509 l’ultimo re etrusco di Roma Tarquinio il Superbo fu deposto. Senza indugi, il re decise di chiedere aiuto al condottiero e lucumone di Chiusi Lars Porsenna che intervenne in favore del compatriota. Porsenna assediò le mura di Roma e i Romani non riuscirono a fermarlo. Nella lotta contro il re etrusco si distinse tuttavia un altro combattente: Gaio Muzio. Il giovane patrizio romano riuscì a raggiungere la tenda di Porsenna per uccidere il re, ma fu cacciato. Fu allora che fieramente annunciò che c’erano altre 300 persone come lui, pronte a compiere il medesimo gesto eroico. Quando lo minacciarono di torture, Muzio pur di non tradire i suoi confratelli, mise la sua mano nel fuoco dell’altare. Porsenna rimase impressionato dalla fermezza dei Romani e ordinò al suo esercito di ritirarsi. Da quel momento Muzio fu chiamato Scevola, cioè mancino, e nella lingua italiana fu introdotta l’espressione “mettere la mano sul fuoco” cioè essere assolutamente sicuri di qualcosa.

 

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la città di Chiusi passò prima ai Goti, poi ai Bizantini e infine ai Longobardi che fondarono il Ducato di Chiusi di cui facevano parte le città di Arezzo, Viterbo, Bolsena, Grosseto, Orvieto e Siena. Successivamente, il Ducato cessò di esistere e diventò parte del Regno dei Franchi. Nel XII secolo la città divenne sede della scuola di arti liberali, nota grazie al giurista Graziano menzionato, come la stessa Chiusi, nella “Divina Commedia” di Dante.

Nel periodo del Basso Medioevo la città cadde in rovina e rinacque soltanto diventando parte del Gran Ducato di Toscana e, successivamente, dell’Italia unita.

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Cosa vedere

Prima di tutto, la Cattedrale di San Secondiano costruita nel VI secolo nel periodo bizantino e ricostruita alla fine del XIX secolo. La cattedrale è decorata da mosaici in stile bizantino (fatti, però, nel XIX secolo), mentre le sue colonne furono prese dal tempio pagano di Venere non molto lontano. Cattura l’attenzione del visitatore anche il campanile del XVI secolo. Se volete scattare fotografie dei famosi paesaggi collinari della Toscana, è necessario salire proprio su di esso. Sotto il campanile è situata anche un’antica cisterna per la raccolta dell’acqua.

Oltre alla Cattedrale di San Secondiano, da non perdere assolutamente è la chiesa di San Francesco. Costruita in memoria alla visita del Santo a Chiusi nel 1212, conserva ancora alcune tracce dello stile gotico internazionale. Tanto tempo fa in quello stesso luogo sorsero la chiesa di San Michele e ancora prima un tempio pagano etrusco.

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A Chiusi ci sono anche alcuni edifici molto particolari: la chiesa di Santa Maria Novella del XI secolo con il campanile fatto con pietra grezza e inscuritosi col tempo, la chiesa di San Leopoldo del XVIII secolo, che da la sensazione di essere in un piccolo Pantheon e la chiesa di San Pietro Apostolo del XIV secolo che ricorda un solido bastione medievale.

Inoltre, a Chiusi, ci sono ben due complessi di catacombe: quello di Santa Mustiola del III secolo e quello di Santa Caterina d’Alessandria. Il primo complesso comprende delle gallerie sotterranee decorate con scritte e simboli, una serie di nicchie e una cripta con altare e cattedra. Le grotte del secondo complesso sono ancora più antiche. Durante l’invasione barbarica, con lo scopo di evitare il saccheggio delle catacombe, gli abitanti di Chiusi decisero di murarle e per questo motivo sono state ritrovate solo molti secoli dopo.

Oltre alle catacombe, in città c’è anche il labirinto di Porsenna costruito molti secoli prima. Si estende sotto la parte centrale della città e vi si può accedere attraverso il Museo della Cattedrale di San Secondiano.

Gli archeologi che hanno scoperto il labirinto pensavano che fosse stato scavato per difendere il mausoleo del re Lars Porsenna, ma è più probabile che venne utilizzato dagli Etruschi per l’approvvigionamento di acqua della città. Il sistema di passaggi all’interno del labirinto è molto complesso e la massima profondità raggiunta è di 25 metri. In vari punti del complesso sotterraneo furono create delle cisterne per la raccolta di acqua. Nel labirinto si possono ammirare anche delle urne di alabastro, marmo e travertino, i resti delle mura antiche e – proprio sotto la cattedrale –anche i resti di una casa patrizia del periodo dell’Impero Romano.

Il Mausoleo di Lars Porsenna non è mai stato ritrovato. Secondo le leggende, Porsenna fu sepolto in un sarcofago e messo su un cocchio trainato da 12 cavalli, decorato con una chioccia e cinquemila pulcini, tutti fatti d’oro.

Gli etruschi hanno lasciato nei dintorni di Chiusi un ricco patrimonio: vi si trovano circa 20 tombe affrescate grazie alle quali possiamo, come a Tarquinia, venire a conoscenza della vita di questa civiltà antica. Se si vuole sapere di più di questo popolo antico, si deve visitare il Museo Nazionale Archeologico di Chiusi. L’esposizione principale è dedicata agli Etruschi, ma sono esposti anche oggetti di epoca romana e longobarda. Nel museo della Cattedrale è invece possibile ammirare reperti archeologici, numerosi oggetti dell’arte cristiana e anche degli antichi manoscritti.

Val di Chiana © Laura Facchini / Shutterstock

Chiusi non sarebbe un tipico borgo toscano se non avesse un’incantevole vista sulla pianura con strade serpeggianti contornate da snelli cipressi. Per vedere la pianura non si deve andar lontano: da Piazza Vittorio Veneto si apre un favoloso panorama della Val di Chiana.

Vicino alla città si trovano anche il Lago di Chiusi, dalle dimensioni ridotte ma che ospita numerose specie di ardeidi, e il grande Lago Trasimeno. Non molto distanti da Chiusi si trovano anche  alcune riserve naturali e bellissime città come Chianciano Terme, famosa per le sue acque termali, o Montepulciano, famosa per il Vino Nobile di Montepulciano.

Nella città si svolgono anche alcuni festival: l’ultimo fine settimana di giugno vi è il festival del Medioevo Tria Turris e l’ultima settimana di settembre c’è la festa dell’Uva e del Vino.

 

Enogastronomia

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Tegamaccio

Vale la pena assaggiare la pasta Pici, fatta a mano, la zuppa di pesce Tegamaccio che viene cotta, secondo tradizione, in un calderone di coccio e il piatto di pesce affumicato del lago di Chiusi Brustico, cotto seguendo un’antica  ricetta etrusca. Fin dall’antichità, a Chiusi vengono allevate anche le famose mucche di razza Chianina, ingrediente principale della bistecca alla fiorentina. Non dimenticate di assaggiare i formaggi Grande Vecchio di Montefollonico e Ravaggiolo, e, come dessert, le ciambelle Corolli e i biscotti Cantucci.

Luogo
Toscana
Parole chiave
storia, Toscana

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