L’Aquila

Un viaggio nella storia e nella leggenda, tra montagna, sport e cucina da primato. Fondata nel 1254 da Federico II di Svevia, L’Aquila fu costruita secondo un disegno armonico senza precedenti nella storia dell’architettura urbana (similmente nel 1703 venne costruita San Pietroburgo).

Essa era suddivisa da tanti piccoli quartieri che sorgevano intorno a una piazza, una chiesa e una fontana; la leggenda narra che fossero 99. Novantanove erano anche i castelli, così come i mascheroni della fontana delle 99 cannelle che allegoricamente li rappresentano.

Fontana delle 99 cannelle, detta anche della Rivera

La leggenda inoltre narra che i Templari abbiano lasciato le loro tracce proprio a L’Aquila e che sotto la Basilica di Santa Maria di Collemaggio si trovi il Sacro Graal. La Basilica di Santa Maria di Collemaggio, importantissimo luogo di culto cattolico italiano, fu fondata nel 1287 per volere di Pietro da Morrone, incoronato Papa Celestino V nel 1294 (fu la prima ed unica incoronazione papale fuori Roma). La Basilica contiene la prima Porta Santa del mondo ed è sede di un giubileo annuale unico nel suo genere.

Il 29 settembre del 1294 Papa Celestino V emise una bolla papale, tuttora valida, con la quale si concedeva l’indulgenza plenaria a tutta l’umanità, senza distinzioni. La Bolla del Perdono pone solo due condizioni per ottenere l’indulgenza: entrare nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio attraverso la Porta Santa tra la sera del 28 e quella del 29 agosto di ogni anno ed essere «veramente pentiti e confessati». Le celebrazioni si tengono durante l’ultima settimana di agosto di ogni anno e vengono ufficialmente aperte con il Fuoco del Morrone; si tiene poi il corteo della Bolla e l’apertura della Porta Santa.

 

I Luoghi del Terremoto

È del 13 dicembre 1315 il primo terremoto di cui si ha notizia; con un’intensità pari a 6,5 gradi di magnitudo della scala Richter, esso causò la morte del 10% della popolazione e la distruzione dell’intera città.

L’Aquila venne nuovamente rasa al suolo nel 1703 in seguito ad una scossa di terremoto pari a 6,7 gradi di magnitudo. La popolazione fuggì da una città devastata e irrimediabilmente impoverita; fu solo grazie alla volontà di papa Clemente XI che fu possibile una seppur lenta, rinascita.

Il 6 Aprile 2009 alle ore 3:32 il capoluogo dell’Abruzzo fu teatro dell’ennesimo distruttivo evento sismico: 6,3 i gradi di magnitudo, 308 i morti, 1500 i feriti.

Piazza del Duomo a maggio 2011, in ricostruzione dopo il terremoto. A sinistra – chiesa di Santa Maria del Suffragio, detta delle Anime Sante, a destra – Duomo dell’Aquila, la cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio © Drimi / Shutterstock.com

Ancora oggi la città presenta i segni del terremoto del 6 aprile. È possibile visitare i «luoghi del terremoto» partendo dal centro della città transennata, la zona rossa. Si possono ammirare inoltre la Basilica di San Bernardino con la sua facciata rinascimentale e il suo interno barocco e la Basilica di Santa Maria di Collemaggio.

La Cattedrale di San Massimo (Duomo) fu edificata nel XIII secolo e abbattuta dal terremoto del 1703, venne in seguito restaurata in stile barocco con una facciata in stile neoclassico; nel 2009 crollò la copertura del transetto. La Chiesa di San Domenico, sorta nel luogo che un tempo apparteneva al Palazzo Reale e distrutta nel 1703 venne ricostruita in stile settecentesco; la Chiesa di Santa Giusta, una delle più antiche della città, fu edificata nel 1254 e oggi è inagibile, a causa delle forti lesioni post sisma. Simbolo della ferita ancora aperta è sicuramente la Chiesa di Santa Maria del Suffragio (Anime Sante): chiesa barocca costruita nel 1713 sul lato più lungo di Piazza Duomo. Presenta una caratteristica facciata concava e una piccola cupola, opera del grandissimo architetto neoclassico Giuseppe Valadier.

Tra le altre figurano la Chiesa di Santa Maria Paganica, la Chiesa di San Silvestro, la Chiesa di San Pietro a Coppito e il Santuario della Madonna d’Appari, piccolo santuario romanico del XII secolo in cui, secondo la leggenda, vi fu l’apparizione della Vergine Maria.

La Basilica di San Giuseppe Artigiano (San Biagio d’Amiterno), fortemente danneggiata dal sisma del 2009, è stata completamente restaurata e riaperta al pubblico nel 2012. Dall’agosto del 2013 fino al termine dei lavori di ricostruzione e restauro che stanno interessando la basilica di Santa Maria di Collemaggio, l’edificio di culto ospita le spoglie di san Pietro Celestino, poste dietro a una cancellata sull’altare della cappella absidale sinistra, dedicata al santo titolare della chiesa.

Forte Spagnolo, noto anche come Castello Cinquecentesco, è la sede del Museo nazionale d’Abruzzo

Il Forte Spagnolo (Castello Cinquecentesco) venne costruito nel corso di un grandioso progetto di rafforzamento militare del territorio avvenuto durante la dominazione spagnola in Italia meridionale nella prima metà del Cinquecento.

Mai utilizzato per scopi bellici, fu utilizzato nel Seicento come residenza del governatore spagnolo e successivamente come alloggio per i soldati francesi nell’Ottocento e tedeschi durante l’ultima guerra mondiale. Come le chiese e i monumenti storici, così anche i palazzi, le mura della città e gli edifici (vedi la casa dello studente) sono crollati o sono rimasti gravemente danneggiati.

 

Il Polmone Verde d’Italia

A 100 km da Roma, a 60 km dal mare Adriatico, la città dell’Aquila si trova nell’omonima conca, ad un’altitudine di 721 metri sul livello del mare. Tutto intorno al centro urbano il paesaggio è dominato dalla montagna, dal verde e dall’azzurro del cielo. L’aria pulita, l’assenza di rumori e la tranquillità delle zone aquilane lasciano al turista la possibilità di trovare conforto e relax in un contesto nuovo, tutto da scoprire.

 

Gran Sasso d’Italia e Monti della Laga

Il Gran Sasso d’Italia è il massiccio più alto degli Appennini continentali ed è parte del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il Corno Grande (2912 metri) è la vetta più alta del massiccio montuoso, mentre a una quota compresa tra i 2650 e i 2850 metri troviamo il ghiacciaio più meridionale d’Europa, il Calderone.

A 2.200 metri, alle pendici del massiccio del Gran Sasso d’Italia si trova l’altopiano di Campo Imperatore, sede di impianti sciistici e del Rifugio di Campo Imperatore (ora adibito a struttura alberghiera di altissimo livello). Qui nel 1943 venne imprigionato Mussolini (è possibile organizzare una visita guidata alle stanze che lo ospitarono).

Massiccio del Gran Sasso d’Italia in provincia di Teramo © Foto: Paolo Lazzarin

Per raggiungere gli impianti da Fonte Cerreto, è aperta tutto l’anno una funivia che con un dislivello di 1000 metri raggiunge l’altopiano di Campo Imperatore, le piste da sci e l’Hotel Rifugio Campo Imperatore. In 35 minuti è possibile raggiungere il borgo antico di Castel del Monte, situato all’interno del Parco del Gran Sasso e i Monti della Laga.

Veduta della Rocca di Calascio

A pochi minuti si trova Rocca Calascio (1460 metri s.l.m.), gioiello situato su uno sperone a picco tra la valle del fiume Tirino e la piana di Navelli. Set cinematografico di vari film, fra cui «Il nome della rosa» e «Lady Hawke», per la spettacolarità e la particolarità del luogo, è sicuramente uno dei posti più suggestivi del centro Italia.

A pochi km da Rocca Calascio si trova Santo Stefano di Sessanio, 120 abitanti, da alcuni anni nella lista del Club dei Borghi più belli d’Italia; costruito completamente in pietra, richiama atmosfere medievali. Territorio mediceo dal 1579 al 1743 ha vissuto il suo massimo splendore come base operativa della Signoria di Firenze per il fiorente commercio della lana «carfagna», qui prodotta e poi lavorata in Toscana. Tipiche sono le lenticchie di S. Stefano di Sessanio. Da qui passa anche l’ippovia del Gran Sasso, un itinerario ad anello che si snoda intorno al massiccio del Gran Sasso, adatto per percorsi a cavallo, in mountain bike o a piedi.

 

Prodotti Tipici

Il formaggio pecorino, prodotto tipico della transumanza viene consumato fresco o stagionato. Esso varia nelle caratteristiche aromatiche (da delicate possono essere più intense e piccanti) e viene generalmente accompagnato da vini rossi, corposi, come il Montepulciano d’Abruzzo DOC. Tra le lenticchie di Santo Stefano, il miele, i fagioli, i ceci, il tartufo, i funghi, la mortadella di Campotosto, la porchetta, gli arrosticini di pecora e gli innumerevoli piatti tipici della tradizione locale, regna sovrano l’oro rosso, lo zafferano purissimo DOP della piana di Navelli. Questa spezia è conosciuta da millenni; nell’antichità si coltivava in Cilicia, Barbaria e Stiria.

Zafferano © Foto: regione Abruzzo

Scano scrive che i Sidoni e gli Stiri lo usavano per colorare i veli delle loro spose e i sacerdoti per profumare i loro templi. Dall’Asia la coltivazione si spostò in Tunisia e in Spagna da dove, per mano di un monaco domenicano facente parte della famiglia Santucci di Navelli, esso approdò all’Aquila. Qui la pianta trovò il suo habitat ideale, tanto che venne fuori un prodotto di gran lunga superiore a quello coltivato in altri Paesi. Rapidamente la coltura si estese nei dintorni e le famiglie nobili aquilane dettero vita in breve tempo a grandi mercati con le città di Milano e Venezia. La coltura è un processo molto lungo e impegnativo, basti pensare che per produrre un kg di zafferano secco occorrono circa 250.000 fiori e 500 ore di lavoro. Lo zafferano dell’Aquila coltivato nella piana di Navelli è il migliore del mondo per le sue elevate qualità. Il Convegno internazionale del 1989 conferì al prodotto aquilano il primato del mondo. Nominato anche nel cartone animato della Walt Disney «Ratatouille», è un ingrediente dal sapore antico che arricchisce primi, secondi e dolci, oltre ad essere un vero toccasana per la salute.

Per degustare questi prodotti e in particolar modo lo zafferano la scelta è ampia e variegata, i territori in cui la produzione è maggiore sono: Navelli, Poggio Picenze, Barisciano, San Pio delle Camere, Civitaretenga.

 

Luogo
Abruzzo
Parole chiave
arte, gastronomia, itinerario, L'Aquila, montagna, natura, storia

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