Itinerari subacquei nelle Isole Pontine. Parte II

Per gli appassionati di subacquea una proposta di 10 itinerari nelle isole pontine, da Ponza a Santo Stefano, per scoprire magnifici fondali.

Palmarola

La secca dei Vricci (Consigliata a: esperti)

La scoperta della Secca dei Vricci, a Palmarola, risale al 2002, quindi questo sito d’immersione può essere annoverato fra i più recenti nel mare delle Ponziane. Ne parlavano i pescatori, ma erano restii a darne le coordinate, poi… finalmente, ecco la Secca! Da 60 metri di profondità proietta il cappello a 27 metri dalla superficie. Partendo proprio dal cappello, si scende lungo il versante settentrionale e nella fascia compresa fra i -30 e i -50, troveremo la roccia completamente ammantata di gorgonie rosse.

Ancorati alle grandi arborescenze con i polipi aperti nella corrente, vi sono moltissimi crinoidi, ma troveremo anche gli epibionti più classici della paramuricea, come il mollusco bivalve Pteria hirundo, che vive solo fra le gorgonie, piccoli paguri, grappoli di candida clavelina (Clavelina lepadiformis), briozoi come il falso corallo (Miryapora truncata) e le corna d’alce (Pentapora fascialis). E poi i pesci, che a volte sono davvero tanti: oltre alle onnipresenti murene, sciami di anthias, dentici in corsa, grosse tanute, ricciole nelle stagioni del passo e tant’altro ancora. Bella, bellissima, la Secca dei Vricci! Ma l’immersione è impegnativa ed è destinata solo ai subacquei esperti.

La cattedrale e le sue grotte (Consigliata a: tutti)

“La cattedrale” di Palmarola / foto: ponzaviaggi.it

Palmarola riesce a stupire anche chi il mondo l’ha girato in lungo e in largo. È un’isola sui generis: un lembo di terra in mezzo al mare e senza un’anima, anche se d’estate vi soggiorna una popolazione provvisoria. Vale la pena andare a immergersi a Palmarola anche per conoscere le grotte di Cala Tramontana, che sono descritte nel bel libro di Fabrizio Volterra Palmarola, guida alle grotte sommerse.

L’isola, del resto, è ricca di grotte, sopra e sott’acqua. Quelle sottomarine sono, in massima parte, tunnel di facile esplorazione, senza pericolose diramazioni e a cielo aperto, tant’è che quasi in tutte si può entrare e proseguire fino al fondo con una piccola barca. Lungo l’arco di Cala Tramontana le grotte sono sette e i nomi sono suggestivi: Regina, Lucilla, Morgana, Tramontana, Grimilde, Odessa, Rebecca. Regina è la più lunga, con i suoi 75 metri e una biodiversità ben definita fra l’ambiente luminoso, quello in penombra pochi metri dopo l’ingresso e quello oscuro dell’interno.

Cala Tramontana / foto: prometeosailing.com

Prima di immergerci, guardiamo Cala Tramontana, una baietta stupenda dove c’è la Cattedrale, una parete rocciosa alta e a picco che costituisce la pettata che forma la cala stessa. Cala Tramontana è un buon punto di ancoraggio, a ridosso dai venti che provengono da sud, da ovest e in parte da quelli che soffiano da est. Partendo da Punta delle Brecce, Morgana è la terza grotta che si incontra, e penetra per circa 37 metri nella roccia, con un tunnel ampio. L’immersione nella grotta Morgana è di tutta tranquillità anche per i subacquei che non vantano una consumata esperienza.

Un elemento comune a tutte le grotte è un distacco netto fra gli habitat bentonici esposti alla luce, alla penombra e, infine, all’ombra. Si passa dalla roccia concrezionata di spugne e madrepore dell’ambiente scarsamente illuminato, al substrato nudo e pulito dell’oscurità. Nelle grotte della Cattedrale la specie più comune è il gambero esca (Palaemon serratus), dal corpo biancastro e trasparente, con righe scure nel senso dorso-ventre.

Quando si esce dalle grotte, vale la pena effettuare un’ esplorazione del fondo sedimentoso, dove occhieggiano isole di verde posidonia. Sulla sabbia chiara e grossa si possono trovare pesci lucertola, rombi e tracine. Nella posidonia vivono famiglie nutrite di labridi: si incontrano il tordo verde, il tordo grigio e il fischietto, ma vi sono anche altri pesci, come lo sciarrano e qualche bel sarago fra i gruppi di scogli. Di notte escono allo scoperto e sono uno spettacolo.

Zannone

La secca del varo (Consigliata a tutti in assenza di corrente)

Partendo da Gavi e continuando lungo la retta che unisce Le Scoglietelle, la Chiana di Mezzo e lo Scoglio Grosso, un attimo prima di raggiungere Zannone, ci troveremo sulla Secca del Varo, con il cappello che giunge sino a 3 metri dal pelo dell’acqua. La secca si trova a circa 500 metri dalla Punta del Varo, in direzione sudovest. Grazie all’alto livello di limpidezza dell’acqua, con un minimo di attenzione si scorgerà il punto meno profondo della secca, caratterizzato da roccia ammantata di alghe scure. Il versante più spettacolare da esplorare è certamente quello nord-occidentale, che scende subito intorno ai 30 metri e oltre.

Vi sono cernie e altre specie stanziali e di tana in un’acqua di infinita trasparenza, con un’immensa quantità di argentea minutaglia che sciama tutt’intorno e che richiama voraci e velocissimi pesci pelagici. Abitualmente, sul fondo si trovano polpi, murene, gronghi, che di giorno vanno individuati nelle tane, poiché questo pesce ha, com’è noto, abitudini prettamente notturne. L’immersione sulla Secca del Varo è suggerita a tutti i subacquei, con ogni livello di esperienza, quando non c’è corrente, altrimenti solo agli esperti.

Ventotene

Punta dell’arco (Consigliata a: medio esperti)

Punta dell’Arco è l’estremità meridionale di Ventotene, il massiccio che precipita verticale in acqua e forma la testa della balena a cui, con un briciolo di fantasia, Ventotene potrebbe assomigliare, vista da lontano. Si dice che proprio qui, a Punta dell’Arco, sia iniziata l’eruzione vulcanica che diede origine all’isola. Il plateau roccioso, che oscilla fra i -16 metri sotto costa e i -40 verso il largo, è ricco di grotte, grossi massi tondeggianti, spacche, ed è molto esteso, tant’è che sono necessarie almeno tre immersioni per esplorarlo tutto. Proprio qui, a punta dell’Arco, è stato recuperato il grande dolium che si può ammirare nel museo archeologico di Ventotene. Durante le nostre immersioni potremmo trovare cocci d’anfora, antiche tegole, ceppi d’ancora.

Ricordiamo che vanno lasciati sul posto o, comunque, consegnati alle autorità dell’isola. Il sito è interessante anche da un punto di vista naturalistico: vi sono, ad esempio grandi esemplari di Pinna nobilis, forse fra i più grandi reperibili nel mare delle Ponziane, e numerose gorgonie gialle. Nel blu si trova spesso tanto pesce: banchi di ricciòle e palàmite, dentici, con cui si cimentano i più appassionati trainisti. L’immersione sul vasto fondale di Punta dell’Arco non prevede grandi difficoltà: è consigliata a subacquei di media esperienza, ma, ovviamente, è necessario scendere con una guida che conosca bene il sito, se non altro per organizzare un’escursione ben articolata, ad evitare di passare sugli stessi punti. A breve distanza da Punta dell’Arco vi sono altri punti d’immersione degni di nota, come la Grotta dei Gamberi e Il Nardone.

Punta Pascone (Consigliata a: tutti)

Punta Pascone / foto: visitlazio.com

Siamo lungo la costa nord-occidentale di Ventotene, quasi a metà fra Punta Eolo e Punta dell’Arco, in prossimità della suggestiva cala di Parata Grande. Punta Pascone è un bellissimo punto d’immersione per tutti i subacquei alle prime armi che desiderano effettuare un’immersione interessante e per chi ha voglia di scendere in bassa profondità e vedere cose belle in tutta tranquillità. Con i suoi 18 metri al piede della parete, è anche una bella palestra per la fotografia subacquea naturalistica notturna: la roccia, infatti, è ricca di fauna sessile e di colori. Si possono trovare piccole aragoste, crostacei di ogni specie e pesci di tana, come murene e cerniotte. Ciliegina sulla torta, due grotte di facilissima esplorazione, che di giorno offrono dei suggestivi giochi di luce e possono stuzzicare l’estro creativo dei fotografi. L’immersione si conduce essenzialmente in parete.

Santo Stefano

La secca della Molara (Consigliata a: tutti)

La secca della Molara / foto: Shutterstock.com

La Secca de La Molara o, più semplicemente, La Molara, si trova nello stretto fra Ventotene e Santo Stefano, decisamente più vicina a Santo Stefano, in prossimità del suo versante meridionale. La Molara deve il suo nome alla presenza di grandi macine da mulino (dette mole), appartenenti al patrimonio archeologico di queste acque. È uno specchio acqueo dove ormai vive stabilmente una grande colonia di barracuda. Gli argentei pesci sono visibili nella stagione calda, e nell’acqua limpidissima sono uno spettacolo superbo, ed anche per questo è una delle immersioni ventotenesi che riscuotono maggior successo. Da un fondale di sabbia bianca, a meno di 30 metri di profondità, si eleva una dorsale rocciosa, in direzione sud sud-ovest, costituita da massi ciclopici accatastati, il cui sommo giunge a pochi metri dalla superficie.

Al centro della secca si osservano tre pinnacoli, con la parte alta a circa -15 metri. Fra i massi della secca vive un’importante fauna ittica, costituita da pesci stanziali di tana e pesci da acqua libera. Nei periodi del passo si osservano moltissimi pelagici, fra cui banchi di palamite, lecce e ricciòle. È interessante anche la microfauna, per la felicità del fotografo naturalista. Sul versante meridionale della secca, giace sul fondo, ormai in un tutt’uno con la roccia e ben nota ai sub che s’immergono in queste acque, una grande ancora. Trovandoci in uno stretto, spesso le acque de La Molara sono interessate da sostenute correnti marine, in ragione di quel noto fenomeno, l’Effetto Venturi, che spiega come il flusso di un fluido che s’incanala in una strettoia aumenti di velocità.

Luogo
Lazio
Parole chiave
mare, Palmarola, Ponza

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