Il Golfo di Olbia

Cittadina del Nord-Est della Sardegna posizionata strategicamente all’interno del Golfo di Olbia, dà il benvenuto ai viaggiatori in arrivo all’Aeroporto Internazionale Olbia Costa Smeralda, collegato con volo diretto da Mosca Domodedovo e con la magnifica Isola di Tavolara (Area Marina Protetta).

 

Cosa vedere

Olbia

Di antichissima fondazione, Olbia offre una ricca scelta di siti archeologici, che permettono di esplorare la storia millenaria della città e dei suoi abitanti: il nuraghe Riu Mulinu (Cabu Abbas), la tomba dei giganti di Su Monte de S’Abe, il pozzo sacro nuragico di Sa Testa, le mura puniche, il castello di Pedres e quello di Sa Paulazza, l’acquedotto romano, la fattoria romana di S’Imbalconadu, i relitti romani e medievali rinvenuti nello scavo del porto antico, corrispondente al lungomare dell’attuale centro storico. Ma anche gli edifici ottocenteschi quali la biblioteca Simpliciana e il Palazzo Comunale, e chiese monumentali come la Basilica minore di San Simplicio e la parrocchia di San Paolo, eretta nel XVIII sec.

Chiesa di San Paolo, Olbia / Shutterstock.com

I dintorni di Olbia offrono un gran numero di possibilità per escursioni in auto e a piedi, verso zone d’interesse archeologico, naturalistico e ovviamente balneare, grazie alla stupenda area costiera, che si estende per un centinaio di chilometri alternando spiagge a scogliere di incomparabile bellezza. L’Area Marina Protetta, su cui spicca con i suoi 500 mt d’altezza il massiccio di Tavolara; le spiagge di Pittulongu, Bados, Marinella, lo Squalo e Mare Rocce, caratterizzate da una sabbia bianca e finissima e da acque cristalline; poi a sud le spiagge delle Saline, Poltu Casu e Porto Istana.

Basilica di San Simplicio / Shutterstock.com

Unica città della Sardegna fondata dai Greci porta ancora il nome che le hanno dato: Olbía vuol dire infatti “felice”, in riferimento alle straordinarie caratteristiche naturali della sua posizione.

La bellezza della costa, con le sue spiagge mozzafiato e le rocce multiformi, i parchi marini protetti ed i percorsi escursionistici si unisce al fascino dell’entroterra, con la sua impronta pastorale e rurale, le chiese di campagna ed i piccoli musei etnografici, la vegetazione caratteristica, le varietà animali, le tradizioni enogastronomiche.

Marina di Portisco, Costa Smeralda / Shutterstock.com

 

Porto Rotondo

Porto Rotondo / Shutterstock.com

A diciotto km da Olbia sorge il villaggio di Porto Rotondo. Fondato una cinquantina d’anni fa con l’intendo di renderlo una delle capitali della mondanità estiva, mantiene fede al suo scopo: dallo shopping alle passeggiate, dagli appuntamenti mondano-culturali alle attività sportive con in testa la vela. E la notte la musica, il cibo e i cocktail, la quintessenza dello svago e del divertimento nei locali più alla moda.

Dopo una giornata in una delle magnifiche spiagge dei dintorni (Marinella, Ira, Rudalgia, Sporting, dei Sassi, delle Alghe, Hruska, Punta Nuraghe, Punta Volpe) è d’obbligo una passeggiata per il villaggio: piazza San Marco, firmata da Andrea Cascella, come per Venezia è il cuore del villaggio; la chiesa di San Lorenzo, nata come cappella privata della famiglia Donà delle Rose, ma il suo preciso disegno architettonico, i materiali e, soprattutto, le splendide sculture in legno di Mario Ceroli custodite al suo interno l’hanno resa centro spirituale e culturale di visitatori; la darsena, col suo sapore veneziano; la mastodontica Catena alimentare, scultura mosaico firmata da Emmanuel Chapalain: l’artista francese ha giocato con il granito di gallura e lo ha assecondato senza vincerlo, lo ha armonizzato senza piegarlo e il granito, ora, racconta.

 

La scoperta della campagna: San Pantaleo

San Pantaleo / Shutterstock.com

Incassato fra i picchi di granito che sovrastano la Costa Smeralda e le spiagge di Portisco, Rena Bianca, Razza di Juncu si trova il suggestivo villaggio di San Pantaleo.

Gli stazzi (case di campagna) popolano quest’area ricca di acqua e boschi, sulla direttrice della vecchia strada romana fra Olbia e Tibula. Le sorgenti rappresentano una delle attrattive del villaggio: anticamente la zona era detta “Le fonti di Beddoro”, e costituiva un’oasi di benessere e vita salubre in un punto poco battuto e quasi deserto.

Il paese nasce grazie all’iniziativa degli abitanti degli stazzi nei dintorni: nel 1894 chiesero al vescovo di Tempio la creazione di un punto di riferimento religioso e sociale: la chiesa fu eretta nel 1903, dove si trova ancora oggi. A pochi metri sopravvivono anche i resti dell’antico cimitero, ora abbandonato.

San Pantaleo / Shutterstock.com

A partire dagli anni Settanta un gruppo di artisti e pittori ha popolato il villaggio, attratto dalla sua atmosfera fuori dal tempo e assolutamente informale, lontana dalla mondanità della Costa. Pittori, decoratori e scultori arrivati da tutta Europa hanno fatto nascere a San Pantaleo una sorta di bohème. Accanto agli stranieri è attivo anche un gruppo di artigiani galluresi, ricercatissimi per i loro manufatti, realizzati in materiali essenziali: legno, ferro battuto, terracotta e ceramica. I pezzi unici di questi artigiani locali sono andati ad arredare le ville dei dintorni, ma sono anche un acquisto ambito dai turisti che arrivano d’estate.

Il soggiorno nel villaggio è gradevole tutto l’anno. Le feste campestri sono dedicate ai santi protettori di questa zona: accanto a Pantaleo, ecco le celebrazioni dedicate a San Salvatore nel vicino abitato di Monti Canaglia, San Martino che si celebra sul monte di Cugnana, San Michele e infine Santa Chiara.

 

La cucina

Una cucina semplice e senza fronzoli, influenzata dalle provenienze e dalle abitudini alimentari delle genti che abitavano Olbia.

I ricci adornano e abbelliscono con le loro uova le migliori pastasciutte dei ristoranti di Olbia. L’altro sapore collegato al mare è senza dubbio la bottarga, o uova di muggine. La bottarga è un condimento a tratti agro a tratti gradevolissimo, spesso compagno di grandi paste; può essere consumata anche da sola, o con un po’ di sedano, come dovizioso contorno o antipasto, ed è ormai richiesta da tutti i visitatori che scoprono Olbia.

Dal mare deriva una tradizione alimentare arricchita da piatti semplici ma gustosi, frutto dell’antica cucina dei pescatori.

Le ortiadas sono un antipasto di mare sfizioso: frittura di anemoni o attinie passate nella semola e nell’olio di rosmarino. L’ennesimo tuffo inevitabile nella cucina locale è poi costituito dai mitili: cozze e ostriche, coltivate in tutto il golfo, sono un riferimento fisso nei piatti tutto l’anno.

Fregola sarda con bottarga / Shutterstock.com

Cozze gratinate, cozze crude, semplicemente arricchite con limone, e cozze bollite, secondo la tradizione della mitilicoltura introdotta dai primi coltivatori tarantini alla fine dell’Ottocento.

Altro piatto tradizionale nella cucina olbiese è la burrida: gattuccio lessato e condito con salsa a base di fegatini di pesce. Spigole e orate, zuppe di pesce e una seria frequentazione sui crostacei come cicale, aragoste e granchi.
I vini che accompagnano una serata di buon mangiare olbiese sono prodotti dalle viti della piana e dell’agro olbiese, primo tra tutti il Vermentino di Gallura DOCG delle migliori cantine del territorio: Pedres, Piero Mancini, Tenute Olbios.

Luogo
Sardegna
Parole chiave
architettura, arte, gastronomia, mare, natura, Olbia

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