I misteri della piramide romana

Chi arriva in treno a Roma non alla stazione centrale di Termini, ma alla terza più importante, Ostiense, può scorgere un edificio che trasporta in un'altra civiltà e che non ci si aspetterebbe di vedere nella Città Eterna: una piramide appuntita e bianca come la neve che brilla al sole. E che non si trova nelle sabbie d'Egitto, bensì a 20 minuti a piedi dal Colosseo. Scopriamo da dove viene e quali segreti nasconde.

 

La piramide, alta 36 metri con una base quadrata di circa 30 metri per lato, fu eretta tra il 18 e il 12 a.C. per diventare il mausoleo di Gaio Cestio, pretore e tribuno della plebe, autorevole membro del collegio sacerdotale di Epoulones, a cui era affidato l’incarico di organizzare annualmente sacri banchetti in onore delle divinità più importanti.

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© Alamy Stock

L’Egitto era stato da poco conquistato, diventando una delle province romane, e la moda per tutto ciò che era egiziano si era diffusa rapidamente nei diversi strati della società romana. Anche se non sfuggirà a uno sguardo ravvicinato che la piramide Cestia ha una struttura leggermente diversa da quelle egizie: la sua punta, infatti, sembra più affilata delle classiche piramidi. Ciò potrebbe essere dovuto all’utilizzo di un materiale da costruzione a quei tempi ancora sconosciuto in Egitto, il cemento, rivestito con mattoni e lastre di marmo di Carrara sulla parte superiore. Oppure, secondo un’altra versione, la struttura romana potrebbe aver preso la sua forma “irregolare” dalle piramidi nubiane, più allungate di quelle egiziane.

È interessante notare che il mausoleo Cestio è stato costruito in tempi record, in soli 330 giorni, o anche meno. Sulla facciata, infatti, c’è un’iscrizione in cui Cestio esorta gli eredi a terminare il monumento in 330 giorni esatti: in caso contrario, avrebbero potuto perdere l’ingente eredità. Gli eredi, naturalmente, si affrettarono per soddisfare le condizioni poste dal proprio avo. In principio la tomba era circondata da quattro colonne. Oggi ne sono rimaste solo due: furono scoperte nel 1656 e trasferite al loro posto originale.

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All’interno della piramide si trova una camera sepolcrale decorata da affreschi con anfore, sacerdotesse e Nike alate. È ben conservata, ma sulla parete di fondo, dove avrebbe dovuto esserci il ritratto del defunto, c’è una cavità aperta da cercatori di tesori. Questi svuotarono la tomba molto prima del 1663, quando, per ordine di papa Alessandro VII, furono effettuati i primi scavi. Esiste un progetto di Francesco Borromini che prevedeva di trasformare la camera funeraria in chiesa, ma non fu mai realizzato.

Nel III secolo, la piramide fu inglobata come bastione nella monumentale cinta di Aureliano, destinata a proteggere tutti e sette i colli romani e il Campo di Marte con il suo perimetro. È proprio grazie a questo che il marmo della piramide rimase intatto in quei secoli, mentre altri antichi monumenti venivano regolarmente smontati dai romani per ricavarne materiali da costruzione. La piramide in generale si è rivelata molto fortunata: non è stata danneggiata nemmeno dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Nel Medioevo, la credenza popolare identificava la piramide come luogo di sepoltura di Remo, uno dei mitici fratelli fondatori di Roma. Di questo, in particolare, ha scritto Francesco Petrarca. Continuarono a crederci fino a quando, nel XVI secolo, fu trovata un’iscrizione all’interno, riferita specificamente a Gaio Cestio. Per la sua forma bizzarra, il mausoleo era considerato uno dei punti imperdibili da visitare ed ammirare per i giovani aristocratici europei che compievano il cosiddetto Grand Tour.

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Dall’inizio del XVIII secolo, gli stranieri che non erano cattolici iniziarono a essere sepolti ai piedi della piramide. Nel 1821 il luogo fu ufficialmente dichiarato Cimitero degli Inglesi, sebbene, oltre ai protestanti inglesi, vi fossero sepolti molti tedeschi, ebrei, russi e rappresentanti di altre nazionalità. Qui, ogni tomba è un capolavoro scultoreo. Statue, bassorilievi, angeli in pietra, incisioni, epitaffi rendono questo luogo non tetro, ma piuttosto “stranamente romantico”. Molti dei morti sono artisti, scrittori, poeti e designer di fama mondiale: Percy Shelley e John Keats, Antonio Gramsci e Karl Bryullov, Gregory Corso e Irene Golitsyna. La presenza di una colonia di gatti libera rende ancora più sorprendente la passeggiata tra questi sepolcri.

L’Angelo del Dolore, un monumento funebre realizzato da William Wetmore Story. È situato sulla tomba della moglie Emelyn Eldredge Story, nel cimitero acattolico di Roma. A destra: La tomba di Brjullov al cimitero acattolico del Testaccio di Roma © Alamy Stock

La visita alla piramide e alla camera funeraria è possibile solo previa prenotazione e con guida. Roma non smette mai di stupire, e il mausoleo Cestio può essere un’altra sorpresa per tutti coloro che amano la Città Eterna.

 

Luogo
Lazio
Parole chiave
Lazio, Roma

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